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In Puglia e Basilicata

Raffaele Sollecito dal carcere di Perugia «Sogno il panino di Giovinazzo»

di GAETANO CAMPIONE
L’ingegnere informatico che, secondo la Procura di Perugia è l’autore insieme alla fidanzata, Amanda Marie Knox, dell’omicidio di Meredith Kercher, di violenza sessuale, simulazione di reato e furto, un chiodo fisso ce l’ha: tornare nella sua Giovinazzo per mangiarsi un bel panino

18 Marzo 2009

raffaele Sollecitodi GAETANO CAMPIONE 

Un panino alla piastra con porchetta ed insalata russa. Raffaele Sollecito, l’ingegnere informatico che, secondo la Procura di Perugia è l’autore insieme alla fidanzata, Amanda Marie Knox, dell’omicidio di Meredith Kercher, di violenza sessuale, simulazione di reato e furto, un chiodo fisso ce l’ha. È il famoso panino, da assaggiare nel locale Mimmo’s Snack, uno dei più affollati a Giovinazzo, che gli appare addirittura in sogno nel carcere di Terni. A Raffaele piace scrivere. E si racconta. Lo fa attraverso le pagine del periodico locale «La Piazza», con cui ha stabilito un feeling a base di lettere e interviste. 

Così il ragazzo dal viso sempre troppo pallido dialoga con «amici-fratelli», parenti e conoscenti che spera di riabbracciare presto. Perché lui, orfano da quattro anni, padre urologo, sorella sottotenente dei carabinieri, «confida ancora nella Giustizia. Nonostante tutto, ci credo ancora. Lo devo a chi mi ha voluto bene, a chi mi vuole bene e mi ha dato così tanto amore che non basterebbe la mia vita intera per riuscire a contraccambiarlo» dice dalla cella. 

Sollecito e il panino alla porchetta. I sogni di un ragazzo normale che tifa Liverpool e sottolinea di non essere juventino. Adora la discoteca, la musica house e il kickboxing. E di Cassano, il pibe di Bari vecchia, dice: «Se avesse la testa di Del Piero, sarebbe un mito». C’è una cosa che fa arrabbiare «Sailor raffy» - il suo soprannome alle scuole medie - ed è l’argomento: «mamma». Le «volgari insinuazioni sul decesso della donna» gli fanno più male delle illazioni su quanto è successo nella notte maledetta. Sollecito difende la mamma a spada tratta. E annuncia querele per calunnia nei confronti di «chi insinua o si inventa storie relative ad un suicidio». 

Raffaele duro, granitico, incrollabile: «Chi si arrende, in galera, si lascia andare ad un deperimento che accelera la sua fine. Oppure, peggio, si attacca con una corda al soffitto. Chi lotta lo fa contro l’abbandono di sè per dare e prendere il bene. Per dare un senso alle proprie giornate, alla propria esistenza. per sentirsi uomo e non animale». 

Raffaele che pensa al domani «quando chi di dovere si toglierà i paraocchi e mi permetterà di vivere la mia vita con dignità e umiltà, come ho sempre fatto». A chi gli chiede chi si occupi del suo look, risponde senza esitazioni: «Lo specchio della cella pieno di schizzi di dentifricio. Ho scoperto di avere una grande autostima». Niente barbiere a disposizione. Solo un detenuto «che ha passato lunghe selezioni per essere ritenuto psicologicamente adatto a maneggiare una macchina per capelli, senza aggredire nessuno». 

Giovinazzo, il paese delle lampare. E dei lampascioni. Lui preferisce le prime ai secondi: «Non ho mai apprezzato abbastanza la nostra tradizione culinaria perché le nostre famiglie ci abituano a mangiare troppo». Di quanto è successo a Perugia, però, parla poco: «Quando torno a pensare alle accuse incredibili che mi rivolgono, nei momenti di solitudine e di silenzio, mi guardo intorno e mi domando da chi o da cosa mi devo difendere. Già, perché in una situazione da incubo come questa, ti sembra di arrancare nel buio pesto e l’unica luce che ti offre la speranza di andare avanti, è la tua coscienza che cerca l’aiuto di Dio». La prossima udienza del processo è prevista a Perugia venerdì prossimo.
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