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In Puglia e Basilicata

Sanità, angiografo da 2 milioni. Fermo 

Sanità, angiografo da 2 milioni. Fermo 
di LUCA NATILE
BARI - L’angiografo dimenticato. Un canone di «leasing operativo» di poco inferiore ai due milioni di euro. La curiosità degli investigatori della sezione di polizia giudiziaria della Polizia di Stato presso il Tribunale non è stata solleticata dai dubbi sulla congruità dell’accordo finanziario stretto tra la Asl Bari e una società di apparecchiature elettromedicali per la locazione - dopo regolare gara di appalto - di un angiografo all’ospedale «Di Venere» di Carbonara 

17 Marzo 2009

di Luca Natile

L’angiografo dimenticato. Un canone di «leasing operativo» della validità di tre anni per una spesa, chiavi in mano, di poco inferiore ai due milioni di euro. La curiosità degli investigatori della sezione di polizia giudiziaria della Polizia di Stato presso il Tribunale non è stata solleticata dai dubbi sulla congruità dell’accordo finanziario stretto tra la Asl Bari e una società di apparecchiature elettromedicali per la locazione - dopo regolare gara di appalto - di un angiografo all’ospedale «Di Venere» di Carbonara, quanto dal fatto che questa preziosissima macchina, negli ultimi tre anni, a quanto pare, non è mai entrata in funzione. 

L’angiografia è un’indagine radiologica applicabile a quasi tutte le parti del corpo umano: cuore, arterie coronarie, polmoni, cervello, vari organi addominali, estremità.


Per questo l’impianto angiografico è progettato per soddisfare un certo numero di caratteristiche: fornire immagini radiografiche ad alto contrasto, applicare indispensabili tecniche di ingrandimento, svolgere esami con incidenza (inclinazione) variabile del fascio radiante, esaminare il paziente senza muoverlo.


Per poter assolvere a tutte queste funzioni l’impianto angiografico oltre che dal generatore radiologico è costituito da un tavolo per cateterismi e un supporto per: il tubo radiogeno, l’intensificatore di immagine (da 9 pollici) e gli altri accessori («distributore ottico» e «cinepresa»).


Insomma una apparecchiatura tanto complessa e tecnologicamente evoluta, quanto utile e non si capisce per quale ragione da tre anni a questa parte, pur avendone una a disposizione, al «Di Venere», non ne abbiano fatto uso. Da quello che si è saputo la macchina è custodita con tutte le cautele del caso, in un deposito forse in attesa che il nosocomio si doti di personale esperto in grado di farlo funzionare. Una storia che odora di spreco.


Ha deciso di vederci chiaro la procura della Repubblica di Bari. Il pubblico ministero, Renato Nitti, ha avviato una attività conoscitiva per tracciare i contorni esatti di questa vicenda che al momento, in una Italia sull’orlo di una grave crisi economica, dove la tolleranza della gente verso gli sperperi pubblici è ormai pari a zero, appaiono inquietanti. Non ci sono, allo stato, ipotesi di reato né iscrizioni nel registro degli indagati. Nel fascicolo di indagine sono raccolte le prime informazioni messe insieme dalla polizia giudiziaria, guidata dal vice questore Pietro Battipede.


Nelle valutazioni della inchiesta oltre il fatto che il «non utilizzo» dell’angiografo ha privato l’utenza per un lungo periodo di una prestazione sanitaria di grande beneficio e importanza, entrano in ballo - stando ad alcune informazioni raccolte per via informale dagli stessi inquirenti e in attesa di trovare conferma - anche i numerosi trasferimenti di pazienti verso strutture ospedaliere in grado di eseguire angiografie. Trasferimenti che hanno comportato dei ritardi nella individuazione delle cause di gravi stati di malattia. In alcuni di questi, l’epilogo si è rivelato drammatico, la prognosi infausta. Le indagini cercheranno di stabilire se il decorso infausto della malattia, sarebbe stato diverso nel caso in cui l’angiografo «dimenticato» fosse stato funzionate e pienamente operativo.


Esiste un precedente in fatto di angiografi non funzionanti. Nel marzo del 2005 la Procura ha aperto una inchiesta sulla mancata sostituzioni presso l' Istituto Oncologico di un angiografo, indispensabile nella terapia per gli ammalati di cancro. A mettere in moto gli investigatori l' esposto di un paziente di 65 anni, affetto da una grave forma di neoplasia che lamentava ai magistrati l' impossibilità a continuare a curarsi a Bari. La macchina era andata in tilt nel giugno del 2004 e non è più entrata in funzione.

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