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In Puglia e Basilicata

Parco delle gravine  è scontro sui confini

Il tema è la possibilità di procedere ad una nuova perimetrazione del parco avanzata nella conferenza dei servizi tenutasi a Bari lo scorso 2 marzo. «Un nuovo attacco contro il parco delle gravine» sferrato da sindaci, Confagricoltura e cacciatori, lo chiamano le sigle ambientaliste
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17 Marzo 2009

Gravina di Ginosadi ANGELO LORETO 

CASTELLANETA - «Non ridimensionate il Parco delle Gravine». E’ scontro a distanza tra il “Coordinamento per il Parco delle Gravine” (che riunisce Federazione regionale speleologica, Italia Nostra, Legambiente, Lipu, ente gestione oasi S.Elia, Osservatorio martinese sull'urbanistica, Wwf) da una parte e i sindaci del versante occidentale della provincia, Confagricoltura e le associazioni dei cacciatori dall’altra. Il tema è la possibilità di procedere ad una nuova perimetrazione del parco avanzata nella conferenza dei servizi tenutasi a Bari lo scorso 2 marzo. 

«Un nuovo attacco contro il parco delle gravine» sferrato da sindaci, Confagricoltura e cacciatori, lo chiamano le sigle ambientaliste. «Il tentativo - dicono - è quello di ridimensionare ulteriormente la superficie del parco già attualmente assottigliata rispetto alla sua estensione naturale, circa 28mila ettari a fronte dei 100 mila emersi da uno studio del prof. Bassani nel 1990». Secondo il coordinamento «l'opposizione al parco è condotta da forze che intendono difendere la cementificazione sempre più spinta in atto e forme insostenibili di agricoltura e zootecnia di carattere intensivo che sono all’origine di processi distruttivi come il dissesto idrogeologico e l’alterazione del paesaggio naturale ed agrario tramandato di generazione in generazione. Quello che i sindaci e la Confagricoltura difendono - dicono ancora gli ambientalisti - è un modello di sviluppo della terra delle gravine insostenibile, dagli alti costi ambientali e sociali (si pensi ai frequenti fenomeni di inondazione dei terreni, all’inquinamento da pesticidi) e privo di prospettive in quanto basato sul depauperamento delle risorse naturali».
Gravina di Castellaneta
Il coordinamento critica la richiesta dei sindaci di poter accogliere tutte le domande di esclusione dal parco presentate dagli agricoltori. «Per sindaci e Confragricoltura - si legge in una nota del coordinamento - la terra delle gravine è concepita come zona franca nella quale, a differenza di quanto accade ovunque, le leggi dello Stato in materia di tutela di ambiente, paesaggio, beni archeologici debbono applicarsi solo a discrezione dei proprietari. I sindaci inoltre hanno fatto proprie le posizioni più oltranziste del mondo venatorio che mirano ad una pratica della caccia senza freni». 

Gli ambientalisti parlano infine della modifica della legge istitutiva del parco proposta dalla Regione che prevede «l'istituzione di una fascia “3”, nella quale includere 1600 degli ettari per i quali è stata inoltrata richiesta di uscita dallo stesso parco. In questa zona rimarrebbero in vigore solo le norme urbanistiche previste dai Prg comunali con l’eliminazione della gran parte dei vincoli preesistenti. Per le associazioni ambientaliste - recita ancora il documento - la proposta necessita di urgenti chiarimenti. Se positivo è il tentativo da parte della Regione di non ridurre il perimetro del parco, d’altro canto la soluzione proposta non sembra offrire le necessarie garanzie di tutela per le aree da inserire nella proposta zona 3».

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