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In Puglia e Basilicata

Le meraviglie lucane lasciate senza tutela

Le meraviglie lucane lasciate senza tutela
di GIOVANNA LAGUARDIA
Niente monitoraggio per 50 siti di importanza europea, aree dove vivono piante ed animali rari, come il lupo, la lontra e l’aquila e che in molti casi non hanno alcuna forma di tutela o gestione
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• L'ambiente e i territori motore del Paese

17 Marzo 2009

di GIOVANNA LAGUARDIA 

POTENZA - Santuari della natura dimenticati, scatta l’operazione tutela. È ai nastri di partenza la prima fase del progetto dell’Unione Europea «Rete natura 2000», per individuare lo stato di salute e le necessarie misure di tutela nelle cosiddette zone a protezione speciale (Zps) e nei siti di importanza comunitaria (Sic). Aree dove vivono piante ed animali rari, come il lupo, la lontra e l’aquila e che in molti casi non hanno alcuna forma di tutela o gestione, fatta eccezione per forme generiche di valutazione di impatto delle opere pubbliche. Ma adesso le cose sono destinate a cambiare. Dopo che, la scorsa estate, si era insediata la cabina di regia di esperti con il compito di studiare le strategie di protezione, ora una task force di giovani laureati è pronta a scendere in campo per verificare le reali condizioni di queste zone, individuate dalla Regione ai sensi della direttiva comunitaria Habitat nel 2003. 

L’intera operazione è stata presentata ieri mattina a Potenza nel corso del convegno «Tutela, sapere, lavoro - L’ambiente genera lavoro, che si è tenuto ieri mattina nella sala Inguscio della Regione Basilicata e al quale hanno partecipato, oltre all’assessore regionale all’ambiente Vincenzo Santochirico, al dirigente generale del dipartimento, Viviana Cappiello e al dirigente dell’ufficio Tutela della Natura, Antonio D’Ottavio, illustri padri dell’ecologia italiana, come il professor Sandro Pignatti. I primi novanta laureati, già convenzionati dalla Regione, scelti da una long list di circa 800 persone, sono già pronti ad iniziare la fase di monitoraggio, dopo alcuni brevi seminari introduttivi. Come ha spiegato la dirigente generale del dipartimento regionale per l’ambiente, Viviana Cappiello, dovranno monitorare una cinquantina di siti in Basilicata, 26 dei quali esterni ai Parchi e alle zone protette. Poi si passerà alla individuazione delle misure di tutela e conservazione ed entro un anno saranno consegnati i dati necessari per la redazione dei diversi piani. L’obiettivo è quello di preservare le aree di maggiore ricchezza ambientale della regione ma anche di offrire una serie di opportunità lavorative dirette ed indotte. 

«L'ambiente è un valore da preservare e tutelare, che può generare opportunità per il territorio lucano - ha detto l’assessore Santochirico -. Per questo motivo, con il programma comunitario Natura 2000 abbiamo messo in campo professionisti con elevate competenze, supportate da centri di ricerca e Università a livello nazionale. Le risorse a disposizione – ha concluso l’assessore – sono significative e il metodo utilizzato permetterà un’elevata qualità dei progetti, oltre alla possibilità di ottenere opportunità concrete per l’occupazione». 

Intanto la Ola, Organizzazione Lucana Ambientalista, ha lanciato l’allarme sullo stato di salute delle aree in questione. «Su molte - dicono gli ambientalisti - incombono gravi minacce cherischiano di azzerare le componenti della biodiversità. È il casoad esempio delle attività petroliferee deiprogrammi industriali, come l'eolico selvaggio, oppurelo sfruttamento delle risorse forestali per scopi prettamente commerciali per la cosiddetta industria energetica della biomassa». Per gli ambientalisti, inoltre, «si assiste al tentativo da parte della Regione Basilicata e di alcune forze politiche consenzienti allo sfruttamento commerciale delle risorse naturali,di deregolamentare le misure di salvaguardia dei parchi e delle aree della Rete Natura 2000 attraverso la modifica delle norme che regolamentano le autorizzazioni ambientali».

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