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Il processo bis

Omicidio Belfiore a Lucera
Confermati 20 anni al killer

La vittima fu uccisa per caso, il vero bersaglio del killer sfuggì all'agguato. Il processo di rinvio dalla Cassazione che aveva annullato l'assoluzione

Omicidio Belfiore a LuceraConfermati 20 anni al killer

RICCARDO ZINGARO

LUCERA - Quarto pronunciamento giudiziario per l’omicidio di Aldo Belfiore, con una nuova condanna per Nicola Capra,  l’autotrasportatore lucerino di 42 anni, accusato di aver ammazzato per sbaglio il 49enne nel pomeriggio del 7 agosto 2012. La Corte di appello di Bari ha confermato il giudizio di primo grado emesso a novembre 2013 dalla Corte di assise di Foggia che gli aveva inflitto venti anni di carcere. In realtà si tratta del secondo processo di secondo grado, perché al termine del primo, a febbraio 2016, era stato assolto, ma la Corte di cassazione aveva annullato la sentenza e rinviato il procedimento ad altra sezione che in effetti si è pronunciata mercoledì pomeriggio.

Prima della lettura del dispositivo è stato nuovamente ascoltato in aula anche Antonio Palmadessa, il 52enne testimone chiave di tutta la vicenda, sia perché presente sul luogo dell’omicidio, sia perché ritenuto il vero obiettivo delle fucilate. Per Capra, difeso dall’avvocato Raffaele Quarta, è stato applicato l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, e secondo la procura fu proprio lui a fare irruzione in una masseria sulla strada per Troia dove esplose diversi colpi di fucile nei confronti del proprietario Palmadessa che in effetti rimase gravemente ferito. Tuttavia a farne le spese fu Belfiore che si trovava lì per caso, raggiunto da tre colpi mentre stava facendo compagnia al titolare della struttura che accudiva degli animali.

Palmadessa, dopo essersi ripreso da un intervento chirurgico all’addome, già in altre occasioni confermò quanto dichiarato, e cioè che il gesto sarebbe avvenuto per vendetta, poiché poco prima lui aveva aggredito Capra in un bar di via Montello, accusandolo di aver infastidito la figlia. Le telecamere di sorveglianza all’interno del locale ripresero l’alterco tra i due, con Palmadessa che prima passò alle vie di fatto e poi se ne andò nel suo podere poco distante. Sulla questione venne interessata anche una pattuglia dei carabinieri, per cui dopo l’agguato i militari si misero subito sulle tracce di Capra, memori di quanto era accaduto poco prima.

Due ore dopo, il ricercato si presentò spontaneamente alla caserma di via San Domenico, indossando abiti diversi da quelli che aveva in precedenza, ma non ha mai ammesso l’omicidio e l’arma non è stata mai ritrovata. La famiglia della vittima si è costituita ancora una volta parte civile, e attraverso il suo avvocato Michele Dell’Aquila ha espresso soddisfazione per il nuovo risvolto giudiziario, «perché era evidente che quel processo di appello non aveva fatto giustizia, visto che con l’assoluzione di Capra era stato stabilito che ci fosse un assassino ignoto ancora in giro». In effetti in quella occasione i difensori di Capra fornirono una ricostruzione del tutto diversa, ipotizzando che il vero obiettivo degli spari fosse proprio Belfiore e quindi che fosse stata un’altra persona a fare fuoco. La sentenza di assoluzione provocò anche l’immediata scarcerazione di Capra che era detenuto da due anni.

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