Martedì 16 Luglio 2019 | 15:59

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liberi ultimi due indagati

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FOGGIA- Tornano liberi gli ultimi due indagati arrestati 41 giorni fa nell’inchiesta «Giustizia privata» sulla presunta compravendita di sentenze alle commissioni tributarie provinciali e sezione staccata di Foggia della commissione regionale, con verdetti a favore di alcuni commercialisti che difendevano contribuenti nei ricorsi contro tasse e imposte. L’8 ottobre scorso il blitz di Procura e Guardia di Finanza portò agli arresti domiciliari 10 persone, accusate a vario titolo di corruzione in atti giudiziari, truffa e falso.

Il gip del Tribunale di Foggia Carlo Protano ha revocato i domiciliari e restituito la libertà a Gaetano Stasi, uno dei più noti commercialisti foggiani; e Adriana Rosaria Benigno, ex impiegata dell’organismo da tempo in pensione. A Stasi il gip ha imposto la misura interdittiva del divieto di avere rapporti con la pubblica amministrazione (e quindi di svolgere le funzioni di difensore nei ricorsi tributari); alla Benigno l’interdizione dai pubblici uffici. Nell’istanza di revoca dei domiciliari, l’avvocato Rolando Sepe ha posto l’accento sull’attenuazione e/o insussistenza delle esigenze cautelari, e rimarcato come si dovesse tener conto anche del fatto che altri indagati, pur gravati da posizioni processuali pesanti, siano liberi. Nelle settimane scorse il Tribunale della libertà di Bari aveva rigettato i ricorsi dei due indagati finalizzati alla revoca dei domiciliari, rimarcando la gravità degli indizi raccolti a loro carico.

L’arresto di Stasi fu disposto dal gip Marco Ferrucci (poi trasferitosi in corte d’appello a Campobasso) per due episodi di concorso in corruzione, sul presupposto che il noto commercialista avesse «panificato e attuato una strategia: attraverso la remunerazione sistematica di funzionari della commissione tributaria provinciale e della sezione distaccata di Foggia di quella regionale» scrisse il gip «ha sfruttato il fatto che diversi giudici sono soliti farsi redigere le sentenze da impiegati e segretari, il che gli ha consentito di ottenere l’accoglimento di ricorsi in gran parte dei contenziosi da lui patrocinati. Si tratta» proseguiva l’analisi del gip «di una condotta programmata e attuata da anni, che gli ha consentito di piegare la giustizia tributaria foggiana al suo interesse, con evidenti benefici in termini sia di clienti che economici». Stasi avrebbe addirittura avuto a stipendio un impiegato delle commissioni tributaria, che mensilmente avrebbe ricevuto - dice l’accusa anche sulla scorta della confessione del dipendente pubblico corrotto - regalie e/o somme di denaro nell’ordine di 400 euro. Stasi si dice innocente, anche se nell’interrogatorio di garanzia dopo l’arresto si avvalse della facoltà di non rispondere.

Adriana Rosaria Benigno è invece indagata in «Giustizia privata» per concorso in 4 corruzioni, 6 falsi e 3 truffe: già segretaria dell’organismo, andò in pensione nel 2014. L’accusa parla dell’ex impiegata come di «una figura centrale: sebbene in pensione, ha continuato frequentare regolarmente gli uffici della commissione tributaria regionale» scrisse il gip nel motivarne l’arresto «partecipando anche alle camere di consiglio e alle decisioni di tre giudici tributari, per conto dei quali ha di fatto esercitato le funzioni giurisdizionali, redigendo moltissimi provvedimenti che i giudici si sono limitati a sottoscrivere. Per la Benigno era un fatto normale la compravendita delle decisioni dei giudici tributari». Accuse che l’impiegata in pensione respinse nell’interrogatorio di garanzia davanti al gip, svoltosi in Tribunale nei giorni successivi al blitz, sostenendo di essersi sempre comportata correttamente, negando di aver redatto sentenze al posto dei giudici tributari e spiegando quali fossero le sue mansioni.

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