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LUCERA

Servono almeno nove milioni
per bonificare l'area ex Alghisa

Ci sono 464 tonnellate di polvere di alluminio e 8.420 di scorie

Servono almeno nove milioni per bonificare l'area ex Alghisa

di Riccardo Zingaro


LUCERA - Servono 9 milioni di euro per rimuovere tutto il materiale accatastato da almeno 15 anni sul piazzale dell’ex stabilimento Alghisa, l’azienda metallurgica fallita nel 2004 e ancora in mano alla curatela giudiziaria. La stima della cifra emerge dall’approvazione del progetto di massima da parte della giunta comunale, con il quale ha partecipato all’atteso bando regionale sulla bonifica di aree inquinate.

Con questo passaggio si rafforzano quindi le speranze di risoluzione di un problema pesante almeno quanto quella grande quantità di scorie industriali visibili dalla statale 17 a poche centinaia di metri dall’abitato di Lucera, ormai da anni uno spauracchio ambientale i cui effetti nocivi sono però tutti da verificare. Si tratta di una mole di materiale di varia natura che va oltre i residui di alluminio, e quindi non strettamente collegata alla produzione di lingotti per l’industria automobilistica. Su una superficie di circa 8mila metri quadri giacciono 464 tonnellate di polvere di alluminio e 8.420 tonnellate di scorie saline di seconda fusione, ma sotto quel che resta del capannone ci sono anche altre scorie di provenienza misteriosa e inspiegabile. Dalle analisi effettuate nel 2013, sono stati riscontrati superamenti dei limiti consentivi per sostanze come antimonio, berillio, cromo, nichel, rame e zinco, ma anche cadmio, mercurio, piombo, senza però apparenti contaminazioni delle acque sottostanti.
Sarà difficile che l’intera somma di 9 milioni venga subito assegnata dalla Regione, poiché il fondo previsto per la Capitanata è di 24 milioni (dei 109 messi in palio a livello pugliese) e i pretendenti non sono pochi. Manca il Comune di Troia relativo alla contrada Giardinetto, perché la richiesta di Palazzo D’Avalos riguarderebbe solo la rimozione dell’eternit dall’ex sito industriale. La progettazione lucerina riguarda invece la sola rimozione del materiale che comporta anche trasporto e smaltimento specializzati, perché il vero argomento bonifica verrà affrontato solo a seguito di indagini e analisi chiamate a verificare se e quanto sia rilevante l’inquinamento in loco.
In tutto questo si innesta, con una tempistica non ancora definita, l’altro finanziamento già acquisito e relativo a piano di indagini, caratterizzazione dei rifiuti e analisi del rischio del sito, oltre all’annunciata copertura dei cumuli che, però, a questo punto potrebbe anche saltare in caso di concessione dei finanziamento per la loro rimozione. Comunque sia, al Comune c’è fiducia e ottimismo di cominciare a mettere mano a uno storico bubbone ambientale, nonostante si tratti di impiegare soldi pubblici per un soggetto formalmente privato. È stato deciso in buona sostanza di sostituirsi alla curatela, raggiunta a settembre da un’ordinanza (e un’altra simile era arrivata pure dalla Provincia) di messa in sicurezza e rimozione, provvedimento che chiaramente non è riuscita ad adempiere per mancanza di fondi evidenziata a più riprese ormai da oltre un decennio.

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