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Maltrattamenti Violento con la moglie e i bimbi

La cocaina nascosta in casa? Non era sua, e botte alla moglie «colpevole» d’essere curiosa e d’aver buttato la droga nel water. La scoperta del tradimento da parte di lei proprio mentre aspettava il loro primo figlio? Ma quando mai e spintoni alla coniuge. L’anello di matrimonio «sparito»? Mica era stato lui. La richiesta di un aiutino (per dirla con i quiz televisivi) per sollevare le sedie mentre lei puliva casa per la festa del primo compleanno del bambino? Nemmeno a parlarne e aspirapolvere scagliata contro la donna. I bambini non rimanevano seduti durante il pranzo? Colpa della moglie, minacciata con un coltello. Il figlioletto gli chiedeva di giocare con lui? Il «papa» (come stona questa parola) spazientito che lo allontana ustionandolo sul braccio con la sigaretta che aveva in mano. È un compendio di violenze l’ indagine della Procura e degli agenti della sezione reati contro la persona e contro i minori della squadra mobile che hanno scoperchiato l’ennesima, e per ora ultima, storia di maltrattamenti nell’ambito familiare. Indagine sfociata nell’arresto l’altra mattina di un foggiano di 33 anni, incensurato, (non ne riveliamo le generalità per tutelare quelle della moglie e dei due figlioletti pure ritenuti parte offesa dalla Procura) ora rinchiuso nel carcere di Foggia.

A firmare l’ordinanza di custodia cautelare in carcere è stato il giudice per le indagini preliminari del Tribunale dauno Marialuisa Bencivenga, accogliendo la richiesta presentata dal sostituto procuratore Alessio Marangelli che ha coordinato le indagini della squadra mobile avviate a metà luglio, quando la donna stanca del clima di violenza e dopo l’ultima presunta aggressione subita decisa di andar via di casa, rifugiandosi dai genitori. L’indagato è accusato di maltrattamenti ai danni della moglie e dei due bambini per fatti che sarebbero andati avanti per 4 anni, dal 2013 - subito dopo il matrimonio della giovane coppia foggiana - sino al luglio scorso. L’indagato nelle prossime ore comparirà davanti al gip per fornire la propria versione dei fatti. Ai poliziotti che l’altra mattina gli hanno notificato il provvedimento restrittivo ha detto d’essere innocente.

L’accusa - squadra mobile, pm e gip - ribatte che le accuse della moglie sono credibili e riscontrate dalle testimonianze di familiari, dai referti stilati in pronto soccorso in occasione di ricoveri, dagli interventi della stessa Polizia (le «volanti») a casa della coppia per riportare la calma. Per il giudice firmatario dell’ordinanza cautelare quindi «sussistono le esigenze cautelari che legittimano, anzi impongono», il carcere viste «le modalità e condotte dell’indagato; condotte criminose abituali, allarmanti, gravi anche in considerazione della dipendenza dalla droga dell’uomo».

Nel momento in cui lo scorso luglio la donna ha deciso di chiedere aiuto a squadra mobile e Procura, ha raccontato che maltrattamenti, violenze su sé e i figlioletti andavano avanti da 4 anni, essendo cominciati già nel 2013 pochi mesi dopo le nozze. La prima aggressione sarebbe avvenuta quando la donna scoprì casualmente una bustina di cocaina in casa, disfacendosene e chiedendo conto al coniuge che si arrabbiò sostenendo che non era sua, che ora avrebbe dovuto pagarla, e stringendo le mani intorno al collo della donna. Aggressioni fisiche proseguite nei mesi successivi quando la donna era incinta del loro primo figlio e sulla scorta di alcune tracce compromettenti, accusò il coniuge di tradirla: mani al collo e spintoni, nonostante lo stato di gravidanza, recita l’accusa.

Maltrattamenti proseguiti nel corso del matrimonio, anche durante la seconda gravidanza e che non avrebbero risparmiato - secondo la ricostruzione di investigatori e magistrato - nemmeno i due figlioletti: uno ustionato al braccio dal padre spazientito perché il bimbo voleva giocare con lui, l’altro fatto cadere dal seggiolone. La goccia che ha fatto traboccare il vaso, convinto la donna ad andar via di casa e denunciare il coniuge risale a metà luglio scorso. La donna ha raccontato ai poliziotti d’essere stata aggredita dal marito che impugnava un coltello (che non usò), dopo un litigio perché i bambini non stavano seduti durante il pranzo: la moglie per reazione buttò acqua in faccia al coniuge che per tutta risposta le avrebbe sferrato un pugno nell’occhio.

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