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FOGGIA - Una guerra di mala. Con possibile mattanza. Per il momento scongiurata. I quattro arresti operati dalla Direzione distrettuale antimafia con la procura di Foggia, Carabinieri e Polizia, ha confermato che l’omicidio Tizzano, avvenuto lo scorso ottobre in un bar di via San Severo alla periferia del capoluogo dauno, era a pieno titolo inserito nella guerra tra organizzazioni criminali a Foggia: da una parte il clan Sinesi-Francavilla, dall’altro quello dei Moretti-Pellegrino-Lanza. Nel mezzo due agguati, gli ultimi in ordine di tempo messi a segno a Foggia: quello fallito al boss Roberto Sinesi, dello scorso 6 settembre, quando l’uomo era in auto con la figlia e il nipotino (tutti miracolosamente scampati alla pioggia di proiettili), e quello invece messo a segno il 29 ottobre, in via San Severo, quando due killer spararono all’impazzata all’interno del bar «H24» di via San Severo uccidendo il 22enne Roberto Tizzano e ferendo gravemente il coetaneo Roberto Bruno, entrambi ritenuti vicino al clan Lanza-Moretti-Pellegrino anche per vincoli familiari.

Episodi ritenuti uno la risposta all'altro. Ecco perché polizia e carabinieri, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, hanno eseguito le quattro ordinanze di custodia cautelare in carcere a carico di Francesco Sinesi, figlio di Roberto, e di suo cugino Cosimo Damiano, di 32 anni, ritenuti i mandanti dell’esecuzione, mentre sono finiti in carcere accusati di favoreggiamento personale aggravato Sergio Ragno e Gaetano Piserchia.

Si tratta, per la Direzione distrettuale antimafia, dei presunti mandanti, esecutori materiali e fiancheggiatori di un agguato nel bar di via San Severo. Già a dicembre dello scorso anno, la squadra mobile di Foggia individuò e arrestò il 39enne Patrizio Villani, di San Marco in Lamis, nella cui abitazione venne sequestrato un quantitativo di droga e munizioni: Villani è ritenuto esecutore materiale dell’omicidio insieme ad un altro soggetto non ancora identificato. Sul pavimento del bar, infatti, erano visibili diversi bossoli di fucile, sia calibro 9 che 12, il che ha fatto sin da subito presupporre agli inquirenti che fossero stati assoldati killer garganici.

I quattro arrestati l’altro giorno insieme a Villani sono stati incastrati dalle immagini di una telecamera che mostrano loro mentre prendono parte ad un presunto summit mafioso, a casa di Francesco Sinesi, propedeutico all’agguato che sarebbe avvenuto di lì a poco. Ritenendo altamente probabile il coinvolgimento di Villani nell’omicidio di Roberto Tizzano la Procura Distrettuale ha chiesto l’emissione di un provvedimento di intercettazione ambientale presso l’abitazione del 39enne, quella della sua compagna e all’interno della sua autovettura. La mattina del 22 dicembre, gli agenti della Squadra Mobile di Foggia, del Servizio Centrale Operativo e del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale dei Carabinieri di Foggia hanno effettuato una mirata attività investigativa a carico di Villani, con una perquisizione domiciliare che ha permesso di recuperare droga e munizioni. Nel corso di tale attività sono state installate le attività tecniche disposte che hanno fornito preziosi elementi: tra queste, una breve ma significativa frase intercettata in cui Villani farebbe riferimento all’agguato. I quattro arrestati a Foggia hanno negato di essersi incontrati, ma le telecamere piazzate nelle vicinanze dell’abitazione di Francesco Sinesi mostrano i cinque coinvolti mentre prendono parte al presunto summit per organizzare l’agguato.

Un incontro di preparazione alla reazione all’agguato (fallito) al boss Sinesi. Gli elementi acquisiti - come sostenuto dalla Dda - hanno fatto pensare ad un “summit mafioso” fra gli indagati alcune ore prima l’omicidio Tizzano. Ora la svolta nelle indagini. Nelle prossime ore gli interrogatori di garanzia.

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