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monte sant'Angelo

Le «faggete» della Foresta Umbra
integre dal punto di vista ecologico

Le motivazioni Unesco dopo l'ammissione a patrimonio dell'umanità

Le «faggete» della Foresta Umbra integre dal punto di vista ecologico

Francesco Trotta

MONTE SANT'ANGELO - E due…. Il Gargano fa il bis in tema Unesco: dopo il santuario di San Michele Arcangelo del giugno 2011, arriva anche l’iscrizione delle faggete vetuste della Foresta Umbra, grazie ad un’azione mirata ed efficace da parte dell’ente Parco Nazionale del Gargano.

“Questo è l’orizzonte verso il quale l’intero Gargano deve muoversi, e il riconoscimento delle faggete vetuste della Foresta Umbra come patrimonio dell’Unesco, rappresenta in questo senso un’opportunità unica per tutti. Non va però mai dimenticato che la loro cura deve continuare ad essere il nostro primo pensiero” è il soddisfatto commento del presidente facente funzione del Parco Claudio Costanzucci (in carica da tre settimane). Gli fa eco Pasquale Coccia, assessore ente Parco: “Per questo straordinario risultato un ringraziamento va a tutti coloro i quali hanno lavorato per il raggiungimento di questo straordinario obiettivo.” Soddisfazione anche da parte del presidente dell’assemblea dei sindaci del Parco, Franco Tavaglione: “Io ci ho lavorato dietro a quella candidatura. Ero tra quelli che accolsero la delegazione dell’Unesco nell’ottobre 2016 per il dovuto sopralluogo. Sono felicissimo. Eppure nella Comunità c’è chi continua ancora ad ostacolare l’attivazione della sede legale dell’ente Parco presso l’immobile dell’ex Caserma Sansone nella Foresta Umbra, così come del resto prevede la legge dello Stato Italiano. L’argomento sarà riproposto in una imminente seduta della Comunità”. La data di venerdì 7 luglio si appresta così ad entrare a far parte degli annali della storia del Gargano. Infatti in quella data a Cracovia (Polonia) al termine dei lavori della 41a sessione del Comitato del Patrimonio Mondiale, le faggete vetuste della Foresta Umbra sono state ritenute meritevoli di essere inserite nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO. Si tratta dell’estensione del Sito Seriale transnazionale “Primeval Beech Forests of the Carpathians and the Ancient Beech Forests of Germany” che interessa, ormai, dodici Paesi europei: Albania, Austria, Belgio, Bulgaria, Croazia, Spagna, Italia, Polonia, Romania, Slovacchia, Slovenia e Ucraina. Le faggete vetuste d’Europa rappresentano esempi eccezionali dei processi ecologici e biologici nello sviluppo e nell’evoluzione degli ecosistemi e delle comunità di piante e animali. L’unicità delle faggete della Foresta Umbra, sia per l’elevata biodiversità che per l’elevato grado di conservazione, ha contribuito, con le altre aree proposte, a rendere convincente la proposta messa a candidatura. E così a sei anni dal primo riconoscimento Unesco ottenuto dal Santuario di San Michele Arcangelo “I Longobardi in Italia. I luoghi del potere (568-774 d.C.)” nel giugno 2011, il Gargano arricchisce la Lista dei beni patrimonio Unesco con un ulteriore gioiello: le faggete vetuste della Foresta Umbra.

Trattasi di 450 ettari (dei 4000 in totale) che ricadono nelle Riserve di Umbra e Falascone (aree confinanti ed entrambe zone a protezione speciale). La presentazione della candidatura risale alla metà del 2014 ed ha visto quale “momento clou” il sopralluogo –risalente al 6 ottobre 2016 – in Foresta Umbra e Falascone della biologa dell’Università di Pechino Lu Zhi, inviata dall’ Iucn (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura), rimasta favorevolmente impressionata dall’integrità ecologica e strutturale delle aree candidate ad entrare nella rete europea delle foreste vetuste di faggio. Si tratta di un riconoscimento che inorgoglisce non solo il Parco, ma anche l’intera nostra provincia. “Sono tanti i sentimenti che proviamo in questo momento” continua Costanzucci “la gioia per aver conseguito un risultato così prestigioso; l’orgoglio per essere nell’élite mondiale dei siti naturali protetti dall’Unesco; la responsabilità cui si viene chiamati per tutelare e proteggere un habitat così prezioso e delicato; la soddisfazione per aver portato a buon fine una candidatura alla quale molti non credevano, ma che si è imposta al mondo per lo straordinario valore biologico e naturalistico, fatto valere sapientemente dagli esperti e dai consulenti del Parco.

Il mio ringraziamento va a quanti hanno contribuito a questo risultato (Direttivo, Comunità) e in particolar modo alla tecnostruttura del Parco diretta Carmela Strizzi, che ha seguito in modo magistrale l’iter lungo e difficile di questa candidatura. Mi auguro che questo importante riconoscimento possa ridestare nei garganici quel senso di appartenenza e di orgoglio, che spesso invidiamo ad altri territori”.

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