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blitz brothers

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inchioda l'indiziato

Domenico Guerrieri se lo scattò dopo la rapina

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Agli atti dell’inchiesta «Brothers» di Procura e carabinieri c’è anche un selfie. Ritrarrebbe Domenico Guerrieri (il ventitreenne arrestato insieme al fratello Marco di vent’anni) incappucciato con passamontagna mentre mostra parte del bottino della rapina al bar-tabaccheria di via Grecia, messa a segno il pomeriggio del 29 gennaio del 2016. La foto sarebbe stata scattata - dice l’accusa - nell’abitazione di Rocco Moretti , il giovane incensurato foggiano che fu arrestato in flagranza dai «Falchi» della squadra mobile il primo febbraio 2016, all’indomani dei due colpi in bar e sala scommesse in zona Macchia gialla, dopo il rinvenimento in un garage nella sua disponibilità di armi, tute simili a quelle indossate dai banditi, sigarette e veicoli rubati.

La perquisizione Sulla scorta di intercettazioni ambientali eseguite anche nella sala colloqui del carcere di Foggia dov’era rinchiuso Rocco Moretti, l’accusa sostiene che il giovane parlando con alcuni parenti (estranei all’inchiesta) era preoccupato per il proprio telefonino. «Il 21 marzo del 2016 l’abitazione di Moretti fu perquisita dai carabinieri» scrive il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Foggia Antonio Buccaro nell’ordinanza cautelare dell’operazione «Brothers» «per acquisire il telefono cellulare dell’indagato, per il quale l’arrestato mostrava preoccupazione nei colloqui intercettati in carcere. Il telefonino era custodito nel cassetto della camera di Moretti». In quel telefonino - dicono investigatori e giudici sulla scorta degli accertamenti eseguiti - era stata inserita in passato una scheda sim che sarebbe stata usata da Moretti in occasione delle rapine e dalla quale sarebbero emerso i suoi contatti con gli altri indagati.

«Questo è un problema» - Informato in carcere da alcuni familiari del sequestro del telefonino eseguito dai carabinieri del nucleo operativo della compagnia foggia, il giovane Rocco Moretti si sarebbe preoccupato nei colloqui in cella. Ecco alcuni stralci del colloquio intercettato nella sala colloqui della casa circondariale la mattina del 25 marzo 2016.

Interlocutore: Si sono presi il telefonino.

Moretti: Il telefono mio?

Interlocutore: Quello nella camera tua.

Moretti: Vi siete fatti prendere il telefono. Il touch screen?

Interlocutore: Eh si.

Moretti: Ma il telefono vi siete fatti prendere.

Interlocutore: Il telefono, la scheda, tutto, la chiavetta.

Moretti: Ci hai inguaiati a tutti quanto, no col telefono ci hai inguaiati a tutti quanti. Ci stava una fotografia più che altro, dove sta uno, un marocchino (per i carabinieri indica un complice ndr) con un Kinder bueno (per l’accusa indicherebbe la refurtiva), hai capito. E mo’ è un problema sto fatto.

Interlocutore: Mo’ non è che me lo posso andare a riprendere oramai. Mo’ avvisali, digli che quelli si sono presi il telefonino.

Moretti (avvicinandosi all’orecchio dell’interlocutore, annotano i carabinieri): Dillo a Domenico, digli: vedi che quelli hanno preso il telefonino e ci sta la foto tua, ti ricordi? Di quella a casa così?

La foto col... trofeo - Il telefonino sequestrato fu consegnato dai carabinieri foggiani ai colleghi del Ris, gli esperti dell’Arma nelle indagini di «scientifica». «All’interno del telefonino» prosegue la ricostruzione del gip «veniva rinvenuta una fotografia raffigurante un ragazzo con passamontagna e con scarpe da ginnastica rosse, in posa accanto ad un tavolo sul quale sono esposte sigarette identiche a quelle rapinate al bar il 29 gennaio 2016. La foto è stata scattata nella cucina dell’abitazione di Moretti, come si evince da altre foto presenti sullo stesso telefonino». L’accusa sostiene sulla scorta di alcune intercettazioni che l’uomo incappucciato in posa davanti al bottino della rapina è Domenico Guerrieri.

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