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si teme un caso di lupara bianca

Scomparso a Vieste
il nipote di Notarangelo

Il padre ucciso a gennaio, lo zio «Cintaridd» capo dell'omonimo clan ammazzato due anni fa. Il timore dei familiari

Scomparso a Vieste il nipote di Notarangelo

VIESTE - «I familiari di Pasquale Notarangelo sono in ansia e preoccupatissimi per la scomparsa del loro caro di cui non hanno più notizie dalla sera di mercoledì 24 maggio. Escludono un allontanamento volontario: Pasquale è uscito di casa dicendo alla moglie che sarebbe rientrato 5 minuti, ma da quel momento di lui si sono perse le tracce. Qualcuno di cui si fidava deve averlo avvicinato e convinto a lasciare l’auto: la moglie ha presentato denuncia di scomparsa ai carabinieri». L’avvocato Michele Arena, legale della famiglia dello scomparso, parlando con il cronista non la cita la parola «lupara bianca», ma è proprio questa l’ipotesi più temuta: ucciso e il cadavere fatto sparire.

Pasquale Notarangelo, 25 anni compiuti a novembre, allevatore viestano già noto alle forze dell’ordine, sposato e con due bambini, è il figlio di Onofrio, il quarantaseienne ucciso lo scorso 27 gennaio in paese; e il nipote di Angelo Notarangelo detto «Cintaridd» e ritenuto al vertice dell’omonimo clan a sua volta ammazzato a 37 anni il 26 gennaio del 2015, agguato di mafia che diede il via ad una scia di sangue nella capitale del turismo garganico e pugliese. Da allora in 2 anni e 4 mesi a Vieste ci sono stati 5 omicidi, 3 tentativi di omicidio legati al mondo della mala - tutti casi ancora irrisolti - ed ora la scomparsa di un giovane, la cui famiglia ha già pagato un pesante tributo di sangue. Se i timori sulla sorte di Pasquale Notarangelo dovessero essere confermati, sarebbe il secondo caso di lupara bianca in Capitanata dopo quello del giovane di Torremaggiore sparito a febbraio, cui aggiungere 7 omicidi avvenuti tra il Gargano (Vieste e Monte Sant’Angelo) e l’alto Tavoliere (San Severo e Torremaggiore), tutti delitti di mala ancora in cerca d’autore.

Pasquale Notarangelo mercoledì pomeriggio è uscito di casa con la moglie ed i due bambini per un giro in auto sul lungomare, per poi rincasare - la famiglia abita in periferia - intorno alle 19.30 per la cena. Intorno alle 21 ha detto alla moglie che sarebbe uscito di casa per pochi minuti, assicurandole che sarebbe tornato entro 5 minuti e prendendo le chiavi dell’auto. Non vedendolo rincasare la moglie gli ha mandato un messaggio telefonico, ha poi inutilmente cercato di contattarlo sul telefonino che risultava muto (o spento). Con il passare delle ore l’ansia per la scomparsa si è tramutata in angoscia e disperazione.

I carabinieri si sono subiti attivati ed hanno rinvenuto l’auto di Pasquale Motarangelo, regolarmente parcheggiata e chiusa non lontano dall’abitazione: all’interno dell’utilitaria c’era il telefonino dell’allevatore. Nessuna dichiarazione ufficiale degli investigatori che da una parte valutano l’eventualità della lupara bianca e dall’altra quella di un allontanamento volontario. Peraltro almeno di un altro garganico ritenuto coinvolto nella guerra in atto si sono perse le tracce negli ultimi mesi, e in questo caso si tratterebbe proprio di un allontanamento volontario di chi vuole sottrarsi alla pressione investigativa dei carabinieri e forse alla sottoposizione alla sorveglianza speciale.

Nel passato di Pasquale Notarangelo c’è un’accusa di tentata estorsione per fatti commessi da minorenne e per la quale è ancora in attesa di giudizio; e l’arresto nel blitz antidroga dei carabinieri del 30 luglio 2014, contrassegnato dall’emissione di 15 ordinanze cautelari: 6 in carcere (anche lui), 6 ai domiciliari, 3 obblighi di firma. Accusato di tre episodi di spaccio di cocaina, fu assolto dal gup il 27 aprile 2015 nel processo abbreviato a Foggia conclusosi con 4 assoluzioni e 6 condanne.

Lo zio dello scomparso, Angelo Notarangelo, «Cintaridd», cadde in un agguato di stampo mafioso nelle prime ore della mattina del 26 gennaio 2015: l’allevatore, libero da 6 mesi dopo oltre tre anni di detenzione in carcere e domiciliari, rientrava a Vieste a bordo del proprio «suv» quando un commando di sicari a bordo di un’auto lo affiancò e crivellò di colpi di mitra, pistola e kalashnikov. Il fratello maggiore Onofrio Notarangelo, padre di Pasquale, è stato assassinato la sera del 27 gennaio scorso mentre era in auto in via Verdi: i sicari lo ammazzarono con 4 colpi di fucile, omicidio che seguiva di 10 giorni quello di Vincenzo Vescera, giovane garganico. Una delle ipotesi prioritarie dietro la scia di sangue è che questi omicidi ed agguati falliti possano essere conseguenza di una rottura all’interno del clan un tempo capeggiato proprio da Angelo Notarangelo.

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