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città degradata

Il centro di Foggia senza identità
fra prostitute e stato d'abbandono

Fuga dei negozi, servizi carenti, sosta selvaggia, strade sporche

Il centro di Foggia senza identità  fra prostitute e stato d'abbandono

di Anna Langone

FOGGIA - Saracinesche abbassate, vetrine vuote e polverose, auto in doppia fila, cassonetti traboccanti di rifiuti, prostitute agli angoli di strada o appoggiate ai pali, dislocate in punti dove chi le controlla le possa tener d’occhio. Non è il quartiere a luci rosse di una grande città europea, non foss’altro perchè anche l’illuminazione qui è scarsa o inesistente . E’ l’abbandonato centro di Foggia, quel quartiere Ferrovia che non comprende soltanto la stazione, ma un viale che ha perso negli anni attrattiva, vivibilità, igiene, identità.

La punta d’iceberg è la prostituzione (che non è reato, al contrario dello sfruttamento), ma l’offerta di sesso a pagamento non è la migliore cartolina di una città. A Foggia viene esibita in tutte le ore del giorno e della notte, vicino ad asili, edifici religiosi, uffici pubblici, bar. Le «trattative» intralciano anche il traffico di un’arteria ampia come via Scillitani e alcune delle strade di collegamento tra viale XXIV Maggio e via Monte Sabotino. Dove non arrivano le auto parcheggiate alle interserzioni, complici le strisce blu disegnate male, a rallentare la circolazione c’è lo stop and go dei clienti delle passeggiatrici, per niente spaventati dalle multe pure salate istituite dal Comune.

Il contorno di questo spettacolo non può che essere altro degrado, fatto di insegne sempre meno numerose, negozi foggiani storici che gettano la spugna uno dopo l’altro, con locali (e in qualche caso anche la stessa attività) ceduti agli stranieri. Decine di commercianti cinesi, pakistani, marocchini, arabi che nei loro spacci, con orari più ampi delle rivendite tradizionali, offrono ormai di tutto, dagli alimentari alla telefonia, dall’abbigliamento alla bigiotteria, ma che propongono tutti gli stessi prodotti, spesso uno accanto all’altro, specchio dell’assenza di varietà merceologica che pure dovrebbe guidare il rilascio delle licenze. L’odore del kebab domina il reticolo di strade più vicine all’ormai intasatissima tangente settentrionale. E’ questa la zona, caratterizzata da strade con i nomi di città (via Trento, Trieste, Fiume....) dove vecchi palazzi sono stati gradualmente colonizzati da inquilini di tutte le etnie. Non più lenzuola e gerani ai balconi, soltanto lunghe e pesanti tende appoggiate sulle ringhiere proteggono la privacy di chi ci abita. Scomparso anche il profumo del ragù che ancora invade a tarda mattina molte strade della città. Un senso di spaesamento perenne ha preso il posto di quell’immagine di efficienza e che nasceva da negozi griffati e strade curate che, si stenta a crederlo, prevalevano fino a pochi anni fa nel quartiere.

A raccontare, almeno in parte, ciò che percepisce la gente, quel manifesto a lutto sulla morte di viale XXIV Maggio affisso da commercianti e residenti, un canto del cigno per il centro città che muore.

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