Martedì 16 Luglio 2019 | 16:23

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Accolto il ricorso della difesa e dissequestrati dai giudici del riesame i beni per un valore di 9 milioni e 484mila euro, cui lo scorso 11 febbraio Guardia di finanza e squadra mobile apposero i sigilli su decreto del giudice per le indagini preliminari nell’ambito dell’inchiesta, coordinata dalla Procura dauna, a carico di «Aipa», la società che riscuoteva i tributi per conto del Comune. L’ipotesi di reato è quella di peculato perchè «la società» si leggeva nel comunicato diffuso dalla Procura lo scorso 12 febbraio per dar notizia del sequestro preventivo di beni avvenuto il giorno prima «aveva trattenuto una cospicua somma di denaro a titolo di “aggio” per la riscossione di Imu e Tares». Ieri mattina i tre giudici del riesame del Tribunale dauno (ha sede a Foggia per esaminare i ricorsi contro sequestri di beni; ed a Bari per ciò che riguarda le libertà personali) hanno annullato il sequestro preventivo disposto dal gip a carico dell’Aipa (e della «Mazal global solutions»), accogliendo il ricorso degli avvocati Gianluca Ursitti, Luigi Liquori e Antonino Italica che difendono le due società milanesi che si occupano di riscossione tributi.

L’«Aipa» gestiva la riscossione dei tributi per conto del Comune del capoluogo (si parla del 2012/13/14), avendo l’affidamento della riscossione dell’Ici, l’imposta comunale sulla casa. L’Ici divenne poi Imu, cambiò il regime fiscale,e i due tributi non erano sovrapponibili, quindi la società avrebbe trattenuto indebitamente l’aggio (ossia la percentuale sul riscosso), che invece non avrebbe potuto intascare, nella prospettazione accusatoria contestata dalla società e dai suoi legali. Come «Aipa» avrebbe indebitamente trattenuto l’«aggio» anche quando i pagamenti a favore del Comune avvenivano direttamente all’Agenzia delle entrate, senza quindi passare per la società di riscossione.

La difesa nel ricorso contro il sequestro ha replicato che era previsto già nel contratto sottoscritto tra «Aipa» e Comune, nel 2011, il cambio di regime fiscale , per cui non ci fu peculato nè somme indebitamente trattenute. Inoltre la difesa, nel chiede re e ottenere il dissequestro dei beni, ha aggiunto che «Aipa» non si limitava a gestire la sola fase di riscossione, occupandosi invece di tutto il ciclo delle imposte: prima della materiale riscossione del denaro, c’è una procedura preliminare per verificare e quantificare quanto il contribuente debba pagare. Il fatto di gestire il tributo, dalla «nascita» sino alla riscossione, comporta - hanno argomentato gli avv. Ursitti, Liquori e Italica - che anche in caso di pagamenti diretti all’Agenzia delle entrate, è previsto dal contratto che per quell’attività preliminare svolta «Aipa»abbia diritto all’aggio. Peraltro il Comune - è la linea difensiva - non ha mai sollevato obiezioni, se non nel 2014, su quanto previsto dal contratto: quando cambiò la fiscalità furono sottoscritti protocolli integrativi tra Comune e «Aipa» rispetto all’originario contratto, e il Comune non ha mai obiettato nulla. «Nè è ammissibile» aggiunge l’avv. Ursitti «ipotizzare, come pure si fa nel decreto di sequestro preventivo senza però formulare alcuna contestazione specifica, presunti accordi illeciti tra Comune e società di riscossione, in assenza dei quali ogni attività della pubblica amministrazione si presume lecita».

Le motivazioni del provvedimento di dissequestro da parte dei tre giudici del riesame saranno depositate nelle prossime settimane.

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