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Foggia, scioperano i penalisti stop ai processi  per 5 giorni

Foggia, scioperano i penalisti stop ai processi  per 5 giorni
FOGGIA - «Uno: non puntiamo il dito contro nessuno nè contro i magistrati nè contro il personale amministrativo, perchè sappiamo bene che la situazione è difficile e i problemi numerosi. Due: c’è la necessità di accendere i riflettori anche sulla giustizia penale a Foggia. Tre: i problemi, per quanto complessi, vanno affrontati e riteniamo che il modo migliore per farlo sia chiedere un confronto pressochè quotidiano con magistrati e cancellieri per confrontarci e cercare soluzioni, a cominciare dalla riduzione dei processi portati in aula per ogni singola udienza, per proseguire con la situazione al limite del caos nelle cancellerie per l’esiguo numero di personale, con avvocati costretti a lunghe file per avere informazioni, o attendere settimane per estrarre copia dei processi».

Il presidente della Camera penale di Foggia e Lucera, l’avv. Gianluca Ursitti, spiega in tre punti le ragioni che hanno portato l’assemblea degli avvocati penalisti dauni a indire 5 giorni di astensione dalle udienze, dal 16 al 20 novembre. Si celebreranno quindi soltanto i processi con imputati detenuti e quelli a rischio prescrizione, chiaramente per gli avvocati che aderiranno alla protesta decisa dalla Camera penale. Già in estate, prima della pausa estiva dei processi, c’era stata un’assemblea dei penalisti che avevano lamentato tutta una serie di disfunzioni e dichiarato lo stato di agitazione; ora si è deciso lo sciopero, non certo il primo organizzato dai penalisti foggiani (delle precedenti astensioni riferiamo a parte, ndr) che ne hanno dato notizia a giudici con ampio anticipo, come previsto dal codice di autoregolamentazione.

«Disservizi cronici» - «Ci rendiamo conto che lo sciopero non è la panacea» anticipa l’avv. Ursitti parlando con il cronista «ma l’assemblea della Camera penale di Foggia e Lucera svoltasi nell’aula gup del Tribunale è stata concorde nel decidere una protesta così forte per accendere i riflettori sui tanti disservizi che si stanno cronicizzando, non si può non far niente. Mi riferisco a code interminabili nelle cancellerie, ai troppi processi da discutere davanti ai giudici monocratici essenzialmente, con udienze-fiume visto che talvolta si arriva anche a 40 processi e passa. La decisione di astenerci dalle udienze» chiarisce l’avv. Ursitti «va incontro anche alle giuste esigenze degli utenti, siano essi imputati, parte offese o testimoni, che chiedono Giustizia e non possono attendere anni. Vero che quelli per cui ci asterremo dalle udienze per 5 giorni sono problemi che si trascinano da anni; vero anche che sono comuni a tanti altri Tribunali d’Italia; e vero pure che con l’accorpamento a Foggia degli uffici giudiziari di Lucera e delle sezioni distaccate, queste questioni sul tappeto sono diventate se possibile ancora più complesse, creando una situazione caotica. Sappiamo bene che il personale amministrativo è insufficiente, ma non si possono fare code lunghissime per accedere alle cancellerie, estrarre copie dei processi (talvolta ci vogliono due settimane), finanche per conoscere la data di un semplice rinvio».

Udienze-fiume - Altro tema caldo della protesta, come accennato, è quello dei numeri dei processi portati in udienza. «Sono troppi» l’analisi dell’avv. Ursitti «soprattutto davanti ai giudici monocratici: talvolta si arriva a più di 40 cause fissate per una sola udienza, con conseguenze facilmente immaginabili: attese di ore, processi che proseguono sino al pomeriggio, rinvii, colleghi che vengono dal Gargano e che aspettano dalle 9 di mattina sino al pomeriggio inoltrato prima che la loro causa venga chiamata e magari rinviata. Il discorso vale ovviamente anche per imputati, parti offese, testimoni, forze dell’ordine chiamate a deporre che attendono ore e ore che venga chiamata la causa che li riguarda. Come se non bastasse siamo spesso accalcati in aule piccole, dove non si trova nemmeno una sedia per sedersi. Con carichi così eccessivi è impossibile qualsiasi programmazione».

Le fasce orarie - A cosa si riferisce il presidente dei penalisti quando parla di programmazione? «Penso alla divisione dei processi per fasce orarie, come fatto in passato con risultati più o meno soddisfacenti: c’erano fasce preventivamente indicate in cui si discutevano le cause alla prima udienza; quindi si passava ai processi dedicati all’istruttoria dibattimentale per ascoltare testimoni e verbalizzanti; e poi si trattavano i processi in cui erano previste requisitorie del pm ed arringhe. Questa soluzione sicuramente perfettibile consentiva ad avvocati e parti di presentarsi negli orari previsti dalla rispettiva fascia e riduceva le attese; era ed è possibile quando non si superano però i 15/20 processi per udienza, altrimenti diventa irrealizzabile. Nella situazione attuale» prosegue il presidente dei penalisti foggiani e lucerini «il sistema finisce per saltare perchè i processi da trattare sono tanti, troppi. Come penalisti non facciamo tanto un discorso di udienze che proseguono anche dopo le 15 che dovrebbe essere l’orario limite - problema che peraltro pure esiste e crea non pochi disagi a tutti - quanto quello dell’impossibilità di organizzarsi. Il sovrannumero dei processi e le disfunzioni organizzative degli uffici giudiziari finiscono per incidere - voglio ribadirlo - sull’utenza che assiste quotidianamente ad una giustizia denegata: è per questo che scioperiamo».

«Un tavolo permanente» - Sin qui le ragioni poste alla base dell’astensione per 5 giorni a metà novembre dalle udienze, ma la Camera Penale non si limita alla protesta; e pone sul piatto le proprie proposte. «Penso a una migliore informatizzazione delle cancellerie (richieste di copie e verbali on line ormai imprescindibili, come peraltro già avviene in altri uffici giudiziari italiani) per ridurre le code ed aiutare il personale amministrativo, che sappiamo bene essere insufficiente e oberato di lavoro. Quanto ai processi da portare in aula bisogna guardare oltre le statistiche» dice l’avv. Ursitti «e ridurne in maniera consistente il numero, tenendo conto anche delle cause da trattare: ci sono processi delicati che richiedono istruttorie dibattimentali e discussioni delle parti che richiedono ore, non si possono calendarizzare con altre decine di cause. Sia chiaro che» ribadisce il presidente dei penalisti «qui nessuno ha la bacchetta magica; non accusiamo nè magistrati nè cancellieri. Noi avvocati per primi sappiamo quanto siano gravi e di difficile soluzione i problemi sul tappeto, ma qualcosa va fatto e lo sciopero di 5 giorni serve a questo: accendere i riflettori sui problemi della Giustizia che ricadono sui cittadini utenti e fare qualcosa. Cosa? La nostra proposta è chiara: aprire con magistrati e personale amministrativo, con gli interlocutori che il presidente del Tribunale vorrà indicare, un tavolo permanente: ci si incontra una volta alla settimana per un confronto continuo e perenne sui problemi esistenti e le possibili soluzioni da adottare».

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