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Parte civile contro racket polemica tra Grasso e il sindaco Landella

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FOGGIA - L’accusa di Grasso: «Assenza grave quella del Comune nel processo antimafia Corona dove non si è costituito parte civile». La replica degli ammministratori: «la legalità non si afferma delegittimando le istituzioni». La lotta al racket vive anche di polemiche, come quella tra Tano Grasso, simbolo italiano della lotta al racket, presidente onorario della Federazione antiracket italiana che tanto si è speso per la nascita anche in città di un’associazione antiracket; e il Comune. Oggetto della querelle la mancata costituzione del Comune nel processo «Corona» alla mafia (di cui riferiamo a parte, ndr), stigmatizzata da Grasso in prefettura lunedì mattina in occasione della firma del protocollo d’intesa tra prefettura, Fai e sezione foggiana dell’associazione nazionale costruttori edili «per la prevenzione e il contrasto dei fenomeni estorsivi nei cantieri edili».

Nella polemica, dopo il botta e risposta tra Grasso e l’assessore comunale alla legalità Sergio Cangelli, è intervenuto anche il sindaco Franco Landella. «Il tono ed il contenuto della dichiarazioni rilasciate mattina contro il Comune di Foggia da Tano Grasso sono inaccettabili» le parole del primo cittadino: «Delegittimare le istituzioni liberamente e democraticamente elette dai cittadini non solo non è d’aiuto per sconfiggere il racket delle estorsioni, ma, cosa ancor più grave, rappresenta una palese ed intollerabile mancanza di rispetto verso la città. Al contrario, ci saremmo aspettati da Grasso un coinvolgimento diretto del Comune di Foggia in una sfida così importante ed ambiziosa che però non è mai giunto».

«Come ha già ampiamente dimostrato l’assessore Cangelli la mancata costituzione di parte civile del Comune nel processo Corona è stata solo un mero disguido. Questa amministrazione in altre circostanze si è già costituita parte civile in altri processi, proprio a dimostrazione della sua sensibilità verso questo tema, e continuerà a farlo, a prescindere dalle polemiche strumentali messe in campo in queste ore». Il sindaco prosegue ancora più duro contro il presidente della Fai: «vale la pena ricordare al presidente Grasso che mentre oggi punta l'indice contro la politica e le istituzioni, in passato ha preferito tenere lontani proprio i rappresentanti della politica dalle sue iniziative antiracket. Mi riferisco in particolare al 5 dicembre 2012, quando Grasso impedì al sottoscritto di partecipare, come cittadino (benché all’epoca fossi anche vicepresidente del consiglio comunale) alla “passeggiata antiracket” organizzata per le strade di Foggia dalla sua Federazione. Sarebbe dunque il caso che Grasso chiarisse in modo più preciso la sua posizione sul punto: la battaglia contro il racket è una prerogativa esclusiva della sua Federazione ed è lui a decidere quando è opportuno l’intervento dei rappresentanti delle istituzioni (e, soprattutto, di quali rappresentanti)?».

«Piuttosto che bacchettare in modo pretestuoso il Comune e la sua attività istituzionale, il presidente onorario della Fai ed ex parlamentare dovrebbe impegnarsi per realizzare un allargamento della partecipazione dei commercianti e degli imprenditori della città alla sua associazione ed alla sua attività - sottolinea il sindaco di Foggia - Un allargamento che, evidentemente, può essere promosso soltanto attuando una logica inclusiva, che unisca e non divida il fronte antiracket; che non delegittimi le istituzioni e non consideri questa battaglia come una esclusiva prerogativa dell'associazione, perché per sconfiggere questa piaga occorre unire le forze ed essere per davvero tutti dalla stessa parte della barricata».

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