Martedì 23 Luglio 2019 | 11:38

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BARI - Un’azienda pronta di tutto punto, con i capannoni tirati a nuovo e ampi spazi per la produzione agroalimentare. Ci sarebbero anche i dipendenti – quindici – che in effetti ogni mattina si recano su quel che dovrebbe essere il loro posto di lavoro per chiedere se nel frattempo si è “sbloccato qualcosa”. Ma invece non succede ancora niente, “da diciotto mesi si va avanti così”, dice Fabrizio Liuzzi che, stanco di subire porte in faccia, si è rivolto alla Gazzetta per denunciare il suo caso. Siamo nell’hinterland di San Paolo di Civitate, l’azienda agricola Paola Pensato (moglie di Liuzzi) è nata dal niente grazie a finanziamenti regionali e ad un mutuo in banca per la compartecipazione al capitale di rischio. «Abbiamo tirato su 2000 mq di capannoni – dice Liuzzi – per la lavorazione di quarta gamma di prodotti agricoli e, inoltre, altri tremila metri quadri di serre per coltivare funghi. Diciotto mesi fa abbiamo fatto anche regolare domanda all’Enel per l’allaccio della corrente elettrica, si tratta di portare un cavo di trecento metri in azienda. Lo stiamo ancora aspettando».

Quando si dice che la burocrazia ferma l’intrapresa e la capacità di occupazione, ebbene questo sembra essere un caso emblematico. Perché se è vero – come è vero – che per portare i cavi c’era l’impedimento di un fiume nelle vicinanze dell’azienda (per cui i cavi dovrebbero essere interrati e non farli passare per via aerea come in un primo momento), va anche detto che la Soprintendenza ai beni ambientali “ha risposto nel giro di venti giorni”. «L’Enel – riferisce infatti Liuzzi – dice che sia questo inconveniente ad aver fatto allungare i tempi, perché il progetto loro lo hanno fatto, ma poi hanno dovuto modificarlo in corso d’opera in attesa del parere della Soprintendenza. Ma a noi risulta che questa abbia risposto in tempi brevissimi. Ce ne siamo resi conto rivolgendoci in Provincia dove il dirigente del settore Ambiente e territorio, Biscotti, ci ha appunto comunicato dell’avvenuto nulla osta. E allora perché tenerci ancora fermi così?».

L’azienda pensato si è rivolta anche a un legale che ha intimato all’Enel, con una lettera, l’inizio dei lavori. «Ma anche dopo questa iniziativa non abbiamo ricevuto alcun riscontro, diciamo che dopo il sopralluogo dei tecnici dell’Enel avvenuto diciotto mesi fa al momento della domanda e in cui ci dissero anche dove avremmo dovuto prevedere la cassetta del contatore, nessuno si è più visto. Parliamo di trecento metri di cavi – aggiunge sconfortato l’amministratore unico dell’azienda Pensato – mi sembra un’esagerazione tutta questa attesa. Fa male al cuore vedere un’azienda pronta a partire e che non può farlo per mancanza della corrente. Abbiamo dovuto evitare anche la sottoscrizione di alcuni contratti per la fornitura di funghi proprio perché non sappiamo quando potremo cominciare. O, meglio, qualcosa l’abbiamo fatta: un mese di produzione per soddisfare un cliente, ma ci siamo dovuti fermare perché il generatore di corrente da 100 kilowatt che noi avevamo preso di supporto all’alimentazione normale, consuma 400 euro di gasolio al giorno e i costi sarebbero diventati proibitivi».

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