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FOGGIA - Appena un po’ di tregua dall’afa in provincia di Foggia, ma gli agricoltori accelerano le operazioni: la raccolta del pomodoro è quasi conclusa, per la vendemmia «quest’anno anticiperemo di una quindicina di giorni», afferma Raffaele Carrabba presidente regionale della Cia. Proprio sulla vite speranze ben riposte quest'anno in Puglia, meno invece sul pomodoro da industria. Non è ancora tempo di bilanci per l'agricoltura pugliese, ma le proiezioni della Coldiretti sembrano improntate all’ottimismo. Per il presidente Gianni Cantele, infatti, «la vendemmia 2015 si profila ottima per qualità e nella media per quantità, con un +20 per cento rispetto all’anno scorso. Vendemmia che si è aperta con lo Chardonnay, continuerà dopo ferragosto con Fiano e Primitivo, fino ad arrivare ai primi di settembre per la raccolta delle uve Merlot, Syrah e continuare con Negroamaro, Nero di Troia, Cabernet, Aglianico e Bombino».

La Puglia prepara così la controffensiva del vino, dopo la magra annata dello scorso anno funestata dal calo di produzione e dagli attacchi della peronospera. La produzione di vini pugliesi resta felicemente in controtendenza rispetto al mercato nel resto del Paese, con volumi in ascesa nonostante in Italia i consumi interni siano «scesi al minimo storico – ragguaglia ancora Coldiretti – attorno ai 20 milioni di ettolitri, con un taglio del 19 per cento dall’inizio della crisi nel 2008».

Previsioni contrastanti invece per il pomodoro a cominciare dalla quantità prodotta nei campi che resta un'incognita e destinata ogni anno ad alimentare la “guerra dei prezzi”.
Diciotto, forse 20 i milioni di quintali prodotti solo nel bacino della provincia di Foggia che resta il più importante ed esteso d'Europa per quantità prodotta all'anno (circa il 40% della produzione nazionale). Solo che i numeri in gioco continuano a essere imprecisi e fonte di polemiche fra produttori e industriali. Quanto pomodoro c’è davvero nei campi? E i prezzi sono remunerativi? L'ultima polemica in ordine di tempo l'hanno innescata cinque organizzazioni di prodotto foggiane (su otto) che hanno deciso di abbandonare il distretto del polo centro-meridionale a guida campana, poiché le industrie che sono per il 90% concentrate fra Napoli e Salerno non ritirerebbero i quantitativi pattuiti da contratto.

Ma le industrie si difendono e ribaltano l'accusa: «Abbiamo invece ritirato più del 100 per cento del prodotto di un anno fa», dice il presidente di Anicav Antonio Ferraioli. Quale sia la verità probabilmente non lo sa nessuno. O forse fa comodo rimanere nel limbo dell’incertezza, perchè quando c’è superproduzione va bene agli industriali, ma quando il prodotto scarseggia sono gli agricoltori ad avvantaggiarsene. La stessa confusione non alberga nel distretto del pomodoro del Nord, dove prima della campagna si stabiliscono prezzi e quantità ed i primi a elogiare questo modello sono i produttori meridionali che consegnano il pomodoro ai conservifici del Nord. Ma, appunto, tutto questo al Sud non avviene mai, al massimo si raggiunge un’intesa sul prezzo alla pianta e il neonato distretto del Centro-Sud (costituito un anno fa) sembra aver aggiunto confusione a confusione. Anche le associazioni agricole si dicono stufe di questa situazione, ma l’impressione è che il caos faccia comodo un po' a tutti; tutto sta a indovinare la stagione.

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