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di Massimo Levantaci

FOGGIA - Tuoni e fulmini sul neonato (un anno fa) distretto del pomodoro del Sud che non sarebbe un tavolo di confronto e di verifica fra parte agricola e industriale, ma solo uno strumento nelle mani di questi ultimi per «lucrare sui prezzi e controllare il mercato». Lo denunciano Agrinsieme (il coordinamento di quattro organizzazioni agricole quali Cia, Confagricoltura, Copagri e Alleanza delle cooperative agricole) e il presidente nazionale di Fedagri, Giorgio Mercuri, che attacca a muso duro le «regole a senso unico» del distretto, fatto testimoniato anche dall’abbandono di otto organizzazioni di produttori (Op) del Mezzogiorno fra cui le foggiane Apofoggia, Conapo, Assodaunia, La Palma, Fimagri di Manfredonia. «Una situazione davvero incresciosa – denuncia Mercuri – che sancisce il fallimento del ruolo del distretto nella gestione delle relazioni tra produttori e industriali, pur essendo stato costituito proprio con l’obiettivo di trovare accordi all’interno della filiera».

Le «industrie campane del pomodoro» sono accusate di «non rispettare l’accordo d’area, perdendo in tal senso una grande occasione. Nell’ultimo confronto tra le parti – incalza il presidente di Fedagri – è emersa la volontà del mancato invio da parte della quasi totalità delle industrie dei dati che comprovano la classificazione del pomodoro, dati che, in base a quanto previsto nell’accordo, l’industria aveva l’obbligo di fornire entro 48 ore dalla ricezione del pomodoro». «Le industrie non inviano i tir per la raccolta del pomodoro e ne mandano in numero inferiore, facendo marcire il prodotto alla pianta», denuncia il presidente di Confagricoltura Onofrio Giuliano. «Lamentiamo – sottolinea in una nota Agrinsieme - l’applicazione di tagli eccessivi, cali di peso e di prezzo non giustificati, e ritardi nel ritiro della merce che inevitabilmente creano situazioni di disagio e di deperimento del prodotto. A questo va ad aggiungersi la pretesa, da parte dell’Associazione di settore degli Industriali, di ricontrattare al ribasso quanto già previsto nell’Accordo di Area del 23 giugno scorso. Tutto ciò – rilevano le quattro organizzazioni agricole – non fa che riproporre il notissimo schema di contrapposizione tra le parti, con quella Industriale che, alla luce di uno stato di necessità di quella Agricola dovuta al fortissimo rischio di perdita del prodotto, dispone come sempre, atteggiamenti e condizioni di vessazione. Ci chiediamo a questo punto a cosa serva un Distretto del Pomodoro se poi, all’atto pratico, tutte le regole vengono calpestate».

Le otto Op che abbandonano il distretto detengono il 40 per cento del pomodoro meridionale, pari a oltre 10 milioni di quintali. Per il distretto un duro colpo, e infatti ieri da Napoli è stata subito diramata una nota nel tentativo di arginare lo scontro che covava però sotto la cenere già un anno fa. «Mi preme evidenziare – denuncia Mercuri – che ad assumere tali comportamenti decisamente discutibili sono proprio primarie aziende del settore che chiedono da tempo l’adozione di presunti codici etici. Per fortuna fanno eccezione le industrie del Nord che operano nel Mezzogiorno, le quali si stanno ancora una volta differenziando rispetto alle industrie meridionali».

Agrinsieme sollecita attraverso gli organi nazionali il «coinvolgimento del ministro dell’Agricoltura». «Una campagna del pomodoro già ampiamente a rischio per le feroci condizioni ambientali che hanno di molto ridotto le produzioni – sottolinea il coordinamento – rischia di ricevere il colpo di grazia dall’immancabile quanto atteso atteggiamento di cinico sfruttamento da parte delle Industrie di trasformazione. Chiediamo con forza e preoccupazione ai vertici nazionali di Agrinsieme di informare tempestivamente il ministro Martina di quanto accade in provincia di Foggia, perché possa valutare eventuali interventi al fine di limitare, per quanto possibile, i forti danni finora prodotti».

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