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ORTA NOVA -  Un giovane foggiano avrebbe indotto la compagna a partecipare a incontri sessuali con sconosciuti, a volta filmandoli, e scambi di coppia; e quando lei disse basta a umiliazioni e botte andando via, lui l’avrebbe minacciata che «piuttosto che lasciarti ti do fuoco». Con l’accusa di maltrattamenti è finito in carcere un ventinovenne nato a Foggia e residente a Orta Nova (non ne riveliamo le generalità per tutelare quelle dell’ex compagna).

Gli si contestano «quotidiani episodi di violenza con calci, pugni e schiaffi; ingiurie; aver indotto la vittima ad assecondare, controvoglia, i desideri sessuali che comprendevano la partecipazione a incontri sessuali, talvolta filmati dall’indagto, e scambi di coppia; aver sottoposto la donna ad un regime di vita vessatorio e violento, tale da rendere dolorosa e mortificante la relazione sentimentale».

Gli agenti della sezione reati contro la persona della squadra mobile foggiana hanno eseguito l’ordinanza del gip di Bari Alessandra Susca, visto che è la Procura distrettuale competente per i reati telematici (il pm è Perrone Capano): i fatti contestati vanno dal settembre 2014 a giugno 2015. Dell’indagine hanno parlato nella conferenza stampa in questura il vicequestore aggiunto Michele Pucci, vicedirigente della squadra mobile, e gli ispettori Antonio D’Amore e Anna Maria Muscatiello della sezione reati contro la persona.

«L’indagine è partita a giugno quando la donna è venuta in Questura» hanno detto gli investigatori «per denunciare d’essere vittima dell’ex compagno. Ha raccontato che nei vari litigi che hanno contrassegnato la relazione legati alla morbosa gelosia del foggiano, è stata ripetutamente schiaffeggiata e colpita con pugni, oltre a pesanti insulti. Se la vittima non aveva mai denunciato nulla sino, è perchè» stando alla campana dell’accusa «aveva paura di ulteriori ripercussioni». Sarebbe stato proprio il clima di paura vissuto dalla donna a farle raccontare «che non aveva altra scelta che assecondare i desideri dell’ex compagno, come quelli di partecipare a incontri sessuali con sconosciuti che l’indagato ha organizzato, accedendo ad un sito web per soli adulti cui si era iscritto».

Per quanto riferito dai poliziotti questi incontri sessuali («a volte videoregistrati dall’indagato») e scambi di coppie sono stati vissuti dalla donna «con forte sofferenza psichica e morale: se accettava di prendervi parte era per amore nei confronti dell’allora compagno, per quieto vivere e per fargli piacere». La decisione di dire basta a questo presunto clima di violenze fisiche e morali la donna l’ha presa «dopo l’ennesimo litigio sfociato in calci e pugni sferrati dall’indagato, il tutto perchè lei aveva venduto il proprio tablet in quanto convinta che tramite esso l’indagato potesse monitorare i suoi spostamenti, visto che lei lo portava sempre con sè e lo usava per telefonargli». Fatto sta che dopo quel litigioe la donna, «all’insaputa del compagno» è stato detto in conferenza stampa «si rifugiò in un hotel a Foggia, decidendo però ancora una volta di non recarsi in ospedale per farsi medicare sempre per paura della propria incolumità». Dopo la denuncia in Questura sui presunti maltrattamenti subiti, la donna fu trasferita in un centro-antiviolenza.

«Il giorno dopo la prima denuncia, la donna» hanno detto gli investigatori «è tornata in Questura per denunciare che l’ex compagno, in occasione di un colloquio telefonico, le aveva riferito tutti gli spostamenti da lei effettuati fino ad allora, facendole credere di poterla rintracciare in qualsiasi momento; in una successiva telefonata di circa due ore l’indagato aveva cercato insistentemente di convincerla a tornare con lui per poi passare alle minacce: “piuttosto che lasciarti ti dò fuoco” le avrebbe detto, tanto da indurla a cambiare nuovamente dimora per evitare d’essere rintracciata».

Peraltro - per quanto riferito in conferenza stampa - la donna già qualche anno fa denunciò ai carabinieri che l’ex compagno si sarebbe appostato nei pressi del luogo di lavoro, insultandola e minacciandola se non fosse tornata con lui. «In seguito alle indagini svolte dai carabinieri, due anni fa, il 17 settembre del 2013» hanno detto i poliziotti «fu notificata al foggiano un’ordinanza del gip che gli vietava di avvicinarsi ai luoghi frequentati dalla parte offesa e dai familiari di questo’ultima. Eppure nonostante questa vicenda, l’indagato ha poi ripreso a perseguitare la vittima non appena il divieto di avvicinamento decadde».

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