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San Severo, esecuzione per un 42enne: ucciso e poi gettato in acqua

San Severo, esecuzione per un 42enne: ucciso e poi gettato in acqua
SAN SEVERO - Cinque-sei colpi di pistola, tre alla nuca e gli altri all’addome e al torace. Così è stato ucciso Marco Sarto, il 42enne di San Severo il cui cadavere ormai in avanzato stato di decomposizione è stato trovato sabato mattina nelle campagne di San Nicandro Garganico, a poca distanza dal centro abitato, lungo la vecchia provinciale per Lesina. E’ quanto emerso dalla prima ispezione cadaverica del corpo effettuata dai periti dell’Istituto di medicina legale di Foggia che, nelle prossime ore, effettueranno l’autopsia sul corpo del sanseverese.Un esame necessario per stabilire dove, come e quando Sarto è stato ucciso, atteso che ci sono ancora nodi da sciogliere.

Innanzitutto il luogo dove Sarto è stato ucciso. Gli investigatori del nucleo operativo dei carabinieri di Foggia e dei colleghi di San Severo propendono per l’ipotesi che Sarto sia stato ucciso altrove e poi portato nelle campagne di San Nicandro dove i suoi assassini si sono liberati del cadavere dopo aver avvolto la testa in un sacco di plastica a sua volta legato attorno al collo della vittima. Smentita dagli inquirenti la voce che voleva Sarto prima incaprettato e poi ucciso. Resta comunque la brutalità di un gesto efferato e messo a segno con una esecuzione in stile mafioso. Possibilità - quella dell’omicidio avvenuto in altro luogo - avvalorata dall’ipotesi che l’auto di Sarto non è stata ancora ritrovata.

Il corpo ormai in fase di saponificazione di Sarto è stato scoperto sabato alle ore 11.30 dal proprietario del fondo che - ha asserito - non andava sul posto da tempo. Sono stati i familiari a riconoscere gli indumenti indossati dal loro congiunto al momento della scomparsa: una maglietta bianca, un paio di pantaloncini azzurri e delle scarpe “Hogan”. Nella tasca posteriore dei pantaloni Sarto conservava la patente di guida.

L’uomo era scomparso il 2 giugno quando, dopo aver raggiunto la sala scommesse del figlio Giuseppe in via Ergizio (destinatario di un avvertimento dinamitardo il 9 giugno scorso), si era poi allontanato con la sua auto dimenticando - forse volutamente? - il telefonino. Da quel momento dell’iuomo non si hanno più notizie. Quattro giorni dopo la moglie denunciava l’allontanamento di Sarto che quasi certamente erra stato già ucciso. Punto di partenza il telefonino. Perché un dato è certo: Sarto ha incontrato qualcuno che conosceva. Forse il suo assassino.

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