Martedì 15 Ottobre 2019 | 15:16

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FOGGIA - Nel 1818 l’intendente della Capitanata acquisì da tutti i sindaci della provincia «le mappe delle meretrici», per controllare più efficacemente l’espansione dell’attività di queste «donne sventurate«, e tra le carte del fondo di Polizia dell’Archivio di Stato di Foggia si conservano numerose denunce alla gendarmeria da parte di semplici cittadini sulla vita scandalosa «della meretrice denominata Mamilia» ed altre sue colleghe. Non mancano anche le denunce di prelati, come l’arciprete don Michele Vella, che inviò un ricorso affinché si intervenisse per porre fine allo «scandaloso comportamento di due vedove», che si erano date al meretricio.

L’abate Manicone, nel suo volume pubblicato nei primi anni dell’Ottocento,«La fisica appula », parlando di Foggia scrive che «Le donne pubbliche, che sono qui confinate in uno stretto vicolo detto Pontescuro, sono forestiere, una o due sono foggiane… ma la deboscia di queste è l’effetto della miseria».
Non conosciamo l’ubicazione del misero vicolo: la voce popolare lo indica nella caratteristica via Liceo, che si raggiunge da via Manzoni, con un’erta scalinata. Via Liceo prende nome dalla sede, nelle vicinanze e fino all’800, del Liceo dei Padri Scolopi, locali che ospitano oggi del Conservatorio musicale; essa è caratterizzata dalla presenza di una serie di piccole ed antiche casette che contribuiscono non poco a concederle un aspetto alquanto suggestivo.

Queste piccole abitazioni vengono indicate dalla tradizione popolare come le «case delle fate»; oggi molte di esse sono ormai disabitate e qualcuno giura di aver visto al tramonto dei guizzi di luce sulle finestre. Riflessi degli ultimi raggi del sole? Magia del luogo... La suggestione non ha limiti ed ha assegnato a questi sprazzi di luce la presenza di queste luminose fate che abitano il vicolo da tanti secoli per proteggerne gli abitanti.
Questa tradizione popolare ha pure una versione meno fantasiosa, collegata ad antichi documenti, che assegna a queste luci accanto alle finestre delle piccole abitazioni gli inequivocabili segnali di disponibilità di alcune «lucciole», meretrici che esercitavano il mestiere più antico della terra in questa stradina. E la storia ci viene in aiuto: il vicino Collegio dei Padri Scolopi fu, fino alla fine del Settecento, la sede di convento dei padri Teatini dedicato a San Gaetano, sorto nelle immediate vicinanze del Piano della Croce, luogo di locande e taverne, deputato da secoli agli scambi commerciali e frequentato da prostitute, la cui presenza è attestata da documenti conservati a Roma presso l’archivio centrale dei Padri Teatini, in cui, con un certo rammarico ed imbarazzo, i superiori rimproveravano i confratelli del convento di Foggia, perchè avevano affittato alle prostitute della città alcuni locali situati nelle strade attigue al loro convento. I padri Teatini residenti in città città risposero giustificandosi che per le rendite del loro convento non vi erano affittuari più puntuali delle prostitute nel pagare il canone dei locali di proprietà del monastero. [Carmine de Leo]

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