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«Storie di Foggia» E al Giro il campione trovò lo stadio chiuso

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FOGGIA - Quando il Giro d’Italia trovò il traguardo sbarrato a Foggia. La più importante manifestazione ciclistica della nostra penisola, il Giro d’Italia, fece più volte tappa a Foggia, come nel lontano 1926, quando i ciclisti partirono poi per Sulmona, ripercorrendo l’antico tragitto delle greggi transumanti che, proprio in primavera, tornavano dalla pianura dauna verso i monti dell’Abruzzo, tappa vinta dal grande Alfredo Binda, che vinse ancora nella tappa a Foggia, nel 1928, nel 1929 e nel 1933.

Nel 1932, un singolare episodio caratterizzò l’arrivo a Foggia del Giro d’Italia. Quell’anno, per la prima volta, la radio seguì il Giro in tutte le sue tappe lungo la penisola Italiana, con radiocronache sulle imprese dei ciclisti. Fra i partecipanti, in quell’anno vi furono anche numerosi ciclisti stranieri, come francesi, belgi e tedeschi ed il Giro iniziò ad assumere un carattere internazionale.
Proprio uno straniero, il tedesco Hermann Buse, prima della tappa di Foggia, deteneva la maglia rosa con ben oltre dieci minuti di vantaggio sul primo dei suoi inseguitori. Ma nella non breve tappa da Lanciano a Foggia, ancora lungo il percorso delle greggi transumanti, ecco che Buse fora ben cinque volte di seguito. Sabotaggio o sfortuna?

Fatto sta che la tappa di Foggia viene poi vinta da un gregario, il bergamasco Antonio Pesenti, dopo una lunghissima fuga solitaria durata circa nove ore, che gli fa accumulare un notevole vantaggio. Proprio lo straordinario vantaggio di Pesenti, non previsto dagli organizzatori del Giro, sarà la causa di un singolare episodio. Questo bravo corridore infatti arrivò molto prima dell’orario previsto dalla tabella di marcia della tappa e, raggiunto lo stadio di Foggia, dove era stato posizionato il traguardo dell’arrivo di tappa, lo trovò con le porte ancora chiuse. Gli organizzatori rimediarono subito all’inconveniente ed il nostro Pesenti tagliò il traguardo nello stadio di Foggia quasi tutto deserto.

Al Giro del 1932 parteciparono tutti i campioni dell’epoca: Binda, Guerra ed anche il vecchio, si fa per dire (39 anni) Girardengo. Della stessa squadra del grande Binda, il bergamasco Pesenti, che a Foggia, oltre alla vittoria di tappa, conquisterà anche la maglia rosa. Antonio Pesenti riuscirà a difendere la maglia rosa fino alla fine del Giro e conquistare quell’anno il tanto agognato primato della più prestigiosa corsa ciclistica d’Italia, nonostante i numerosi tentativi di toglierli la maglia del primato messi più volte in campo dai colleghi stranieri, soprattutto dai ciclisti belgi. [Carmine de Leo]

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