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Foggia, la fiera agricola si fa senza inaugurazione

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di Massimo Levantaci

FOGGIA - Sarà una fieragricola in austerity e con poche apparenti prospettive di futuro, la sessantaseiesima edizione che apre i battenti giovedì 30 aprile. Non ci sarà inaugurazione e il giorno dell’apertura verrà piuttosto convocata una conferenza stampa con i soci dell’ente fiera e gli imprenditori (quelli che vorranno rispondere all’invito) per discutere del travagliato momento che sta attraversando l’ente di corso del Mezzogiorno. Ma ci sarà una sorpresa, peraltro già in parte anticipata dalla Gazzetta qualche settimana fa: il ritorno tra gli stand del ministero delle Politiche agricole, assente dal quartiere fieristico da oltre dieci anni e che ha lasciato un vuoto dal quale probabilmente è cominciato il vero declino dell’ex salone internazionale. Che sia un segno di buon auspicio? «Il governo ha fatto la sua parte, ora tocca agli enti locali e alle imprese dare una risposta», così l’on. Colomba Mongiello, componente della commissione Agricoltura, nel commentare la notizia dell’inserimento della fieragricola foggiana fra le 5 rassegne agricole di punta di settore a livello nazionale.

E’ un punto di partenza non di arrivo per com’è ridotta attualmente la fiera di Foggia. Senza idee e senza soldi e con un bando pubblico (ne riferiamo a parte) andato desolatamente deserto nell’indifferenza generale. La Regione affida ai privati il compito di raddrizzare gli enti fieristici, ma finchè gli operatori non rispondono toccherà ai soci pubblici (Comune, Provincia, Camera di commercio, Regione) sostenere l’onere di una gestione che sfiora il milione di euro l’anno tra spese di personale e manutenzioni, somma tutt’oggi non più sostenibile. Poi bisogna investire sulle rassegne, ipotesi ovviamente allo stato non pervenuta. Aspettiamoci dunque una fieragricola 2015 in versione disarmo anche se nella palazzina uffici si lavora (senza stipendio da quattro mesi) per restituire un minimo di dignità a una rassegna storica che non può essere bistrattata solo per rispettare la scadenza del calendario. «Ci saranno operatori e stand, stiamo organizzando anche qualche convegno anche se la concomitante inaugurazione dell’Expo di Milano sposta l’attenzione degli operatori in quella direzione», dice il presidente Fedele Cannerozzi. «Fare rassegne per noi diventa una ragione di sopravvivenza per recuperare quel minimo di sostentamento economico necessario per pagare almeno qualche stipendio arretrato, in quest’ottica faremo sia la fieragricola che la fiera di ottobre», aggiunge il numero uno dell’ente fieristico per il quale l’isolamento tecnico e gestionale si misura anche con lo scarso contributo al dibattito, su questi temi, dagli altri soci chiamati in causa.

Resta l’alibi del momento difficile per tutti, difficile pensare al salvataggio della fiera se Provincia e Camera di commercio hanno a malapena le risorse per tirare avanti. Ma va detto che una programmazione vera sul ruolo della fiera non è mai avvenuta nemmeno quando c’erano i soldi e gli enti furono chiamati alla gestione diretta dei saloni, in qualità di membri del consiglio d’amministrazione a cinque.

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