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di LORITA BRUNO

FOGGIA - Un proverbio africano dice: «Lancia il tuo cuore davanti a te e corri a prenderlo». E Giulia Bello ed Enrico De Nittis il loro cuore lo porteranno tra la gente della Guinea Bissau. I due giovani volontari foggiani partiranno a breve per le isole Bijagos per impegnarsi in un progetto socio-culturale a sostegno di una delle popolazione più povere del mondo. Il progetto denominato “Bubaque agro-school”, promosso dalle associazioni Il Vangelo della vita, Solidaunia e Gib Onlus è stato presentato presso la sede provinciali delle Acli.
Due ragazzi semplici, ma dalle idee molto chiare, per circa due mesi s’impegneranno in una iniziativa per creare orti sociali e dare il via ad una scuola professionale in uno dei paradisi naturali più affascinanti del Continente nero, diventato anche patrimonio dell’Unesco. Un luogo dove miseria e malattie rappresentano l’altra faccia della medaglia, quella più cruda e bisognosa di aiuto.

Enrico De Nittis, 37 anni, foggiano, con in tasca una laurea in Scienze della Comunicazione non è alla sua prima esperienza come cooperante, nella sua casa non ama avere televisori, preferisce la compagnia della radio o di un buon libro, internet utilizzato solo lo stretto necessario, così come il telefonino: «La prima volta che sono andato in Guinea è stato nel 2002, ci sono tornato nel 2004 e lo scorso anno per ben 5 mesi - ha raccontato Enrico -. Perché ritorno sempre volentieri in questo Paese africano? Trovo che in questo luogo ci sia una società più vera, la gestione del tempo ha un’altra dimensione, senza ansia. Cosa ci sarà nella mia valigia? Sicuramente delle zanzariere ma anche un pannello per l’elet - tricità, in quei posti la corrente elettrica arriva solo per due ore. Ci occuperemo anche di educazione sanitaria. Prima di occuparmi di cooperazione ho svolto altri lavori, sono stato un quadro in una Multinazionale, mi sono occupato anche di minori con disagio, poi la grande svolta, conoscevo la missione in Guinea tramite la mia zia, suora Marisa, così un po’ per curiosità ma anche per voglia di fare qualcosa di concreto per chi soffre è iniziata la mia avventura in Guinea».

Giulia Bello ha solo 24 anni, foggiana, laureata in lingue, conosce in particolare il portoghese e l’arabo, malgrado la sua giovane età ha conosciuto la realtà africana, a soli 13 anni: ha accompagnato sua madre in un progetto di volontariato in Angola. «Sono stata per ben 6 volte in Angola - racconta Giulia - la prima volta effettivamente ci sono stata con mia madre, lei è impegnata da sempre nel volontariato in quanto è la presidente del Vangelo della Vita. Probabilmente la passione per l’impegno sociale è nata sin da bambina, ho respirato aria di volontariato da sempre. Perché credo nella cooperazione? Penso sia importante creare legami con questa gente che vive un’altra realtà, solo così è possibile una vera integrazione. Nella mia valigia non mancheranno alcune medicine. In Guinea sono stata già due volte e ci siamo resi conto dei bisogni di questa popolazione, ecco perché creare possibilità di lavoro attraverso progetti importati sull’agricoltura è fondamentale oltre a migliorare anche l’alimentazione di questa gente».

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