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Tra incuria e degrado speranze sepolte nella Tomba della Medusa

FOGGIA - Due simboli di sconfitta e di riscatto. La sconfitta è sotto gli occhi di tutti, il riscatto è per il momento solo una speranza. L’indifferenza e la non conoscenza un dato di fatto. E per allontanare lo spettro della non conoscenza dalla Tomba della Medusa e da Herdonia, due siti archeologici fra i più importanti della Capitanata, sono stati realizzati due documentari dal fotografo Antonio Fortarezza
Tra incuria e degrado speranze sepolte nella Tomba della Medusa
FOGGIA - Due simboli di sconfitta e di riscatto. La sconfitta è sotto gli occhi di tutti, il riscatto è per il momento solo una speranza. L’indifferenza e la non conoscenza un dato di fatto. E per allontanare lo spettro della non conoscenza dalla Tomba della Medusa e da Herdonia, due siti archeologici fra i più importanti della Capitanata, sono stati realizzati due documentari dal fotografo Antonio Fortarezza, proiettati l’altra sera nell’Auditorium Santa Chiara nel corso di una serata organizzata dalle Fondazioni Apulia Felix e Banca del Monte e dall’assessorato alla Cultura del Comune di Foggia.

Nei due documentari si racconta la storia dei due siti archeologici e delle persone che ci hanno lavorato. La Tomba della Medusa, nella zona di Arpi, fu indagata a fondo dall’archeolo g a Marina Mazzei, prematuramente scomparsa. Casuale il ritrovamento del sito ipogeico, partito dalla testa di Medusa che ora si trova al museo civico di Foggia, sottratto fortuitamente ai tombaroli che loro sì, il valore del patrimonio archeologico del Foggiano lo conoscono eccome. Al momento del ritrovamento ufficiale infatti la tomba era stata già abbondantemente depredata del suo ricco corredo funerario e persino di parti architettoniche in marmo.

Quel che restava però è stato sufficiente a raccontarci di una città ricca, Arpi; della sua organizzazione, degli stili di vita dei suoi abitanti. Della loro cultura. Poi una lunga storia di progetti falliti, di contenziosi, di vandalismi e di abbandono. Che è la situazione attuale, tant’è che secondo Giuliano Volpe, presidente di Apulia Felix ma soprattutto archeologo, sarebbe meglio interrare la tomba dove averla classificata, e sperare nell’attenzione delle generazioni future. Impossibile interrare invece il sito di Herdonia, una ventina di ettari di cui solo cinque «scavati» in una serie di cantieri che hanno avuto luogo dall’inizio degli anni ’60 grazie all’archeolo go belga Joseph Mertens. Campagne condotte fino al 2000. Anche in questo caso, quel che si è trovato è stato sufficiente a raccontare come si viveva in quell’antica città, abitata ad intervalli fino all’epoca medievale.

Non mancano buone notizie sul sito archeologico, con l’acquisto da parte dello Stato (Herdonia si trova in un’azienda agricola privata) dei 15 ettari non ancora indagati. Allo stato attuale comunque nè la tomba della Medusa né Herdonia sono fruibili. C’è un punto di incontro dei due siti però, che è il museo civico di Foggia dove sono conservati i reperti recuperati. Alla proiezione dei documentari è seguito un incontro con lo stesso Volpe, il presidente della Fondazione Banca del Monte, Saverio Russo, la direttrice del museo civico Gloria Fazia e Marisa Corrente della Soprintendenza ai beni archeologici, moderato da Geppe Inserra. Un confronto sui grandi fondi e i grandi interventi che naturalmente allo stato attuale non sono nemmeno immaginabili. Per il momento però si possono iniziare a far girare i documentari nel circuito scolastico provinciale, per far conoscere i beni e contribuire così a creare quel senso di appartenenza che nessun fondo ministeriale può acquistare. [Stefania Labella]

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