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Dolci natalizi e simboli nascosti

FOGGIA - È un viaggio in una una foresta di simboli quasi magici, che si rinnova di anno in anno, che ha superato i millenni e nata ben prima dell’avvento del Cristianesimo quello che ci apprestiamo ad affrontare in questi giorni. Anche se non lo sappiamo, ripetiamo gesti antichi che comunque raccontano un rapporto con la divinità, la divinità più importante, la natura. Un racconto atavico, che prende la forma delle... cartellate, delle pettole, e persino delle mandorle atterrate o dei taralli al vincotto
Dolci natalizi e simboli nascosti
FOGGIA - È un viaggio in una una foresta di simboli quasi magici, che si rinnova di anno in anno, che ha superato i millenni e nata ben prima dell’avvento del Cristianesimo quello che ci apprestiamo ad affrontare in questi giorni. Anche se non lo sappiamo, ripetiamo gesti antichi che comunque raccontano un rapporto con la divinità, la divinità più importante, la natura. Un racconto atavico, che prende la forma delle... cartellate, delle pettole, e persino delle mandorle atterrate o dei taralli al vincotto.

È il racconto che Giuseppe Donatacci, dell’Università del Crocese, insieme alle attrici Mirna Colecchia e Cinzia Citarelli sta portando in giro nei siti storici della città, dagli Ipogei di San Domenico alla Taverna del gufo e nelle scuole. «Sanda Caterine, ogne frezzola frije» è il titolo del racconto che, spiega Donatacci, «vuole recuperare alcune tradizioni foggiane ormai scomparse come il “pane di Natale” o “il Bambino della frittura che, insieme al “canto del Capitone”, contribuivano a cementare i rapporti di vicinato così importanti nelle epoche scorse».

Il compito di raccontare le tradizioni è affidato al dialogo, tutto in vernacolo, fra una nonna e la nipote alla vigilia di Natale. Le filastrocche e i riti popolari ricordati sono frutto di ricerca etnografica svolta con gli anziani dell’Università del crocese, quindi nulla è frutto della fantasia ma di un’accurata e fedele ricerca nel mondo delle tradizioni. E da questo mondo ci vengono le risposte ad alcune domande che, forse, i più giovani potrebbero farsi. Per esempio perché la pasta per le pettole deve essere impastata di notte e le pettole fritte all’alba? Perché la pasta di notte cresce, ovvero lievita, e all’alba ha la forma, tonda, e il colore, dorato, del sole che sorge.

Questo è infatti il periodo dell’anno che vede aumentare lentamente il periodo di luce rispetto alle ore di buio. Il Sole Invitto degli antichi Romani. A questo poi si aggiungono le leggende cristiane diffuse in Capitanata che vogliono, per esempio, che Gesù bambino fosse stato nascosto sotto una pagnotta di pane per sfuggire la persecuzione di Erode, e che questa pagnottella crescesse miracolosamente. Richiamano il sole vittorioso anche le pettole, e le cartellate con la loro forma e i «calzoncelli», la tradizione popolare associa invece alle fasce e al cuscino del Bambinello. Fra le tradizione prettamente foggiane, oggi scomparse, c’era l’usanza di acquistare per esempio il «Pane di Natale», che era una pagnotta a forma di tarallo con dentro il «bambinello».
Simboli di immortalità si nascondono invece dietro alle mandorle atterrate e al capitone. Le mandorle, con la loro forma di uovo e nascoste sotto terra, pronte a rinascere e a portare la vita in primavera. Il capitone, come un serpente che cambia la pelle, simbolo di vita eterna. [Ste. Lab.]

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