Martedì 15 Ottobre 2019 | 15:16

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Vieste, pescatore ucciso arrestato il cognato

VIESTE – I carabinieri del comando provinciale di Foggia hanno arrestato il presunto omicida del pescatore Antonio Di Mauro, di 39 anni, ucciso con un colpo di fucile ieri mattina nelle acque dell’Isola della Chianca, tra Vieste e Peschici, mentre era a bordo della sua barca. Si tratta di Riccardo Bramante, di 37 anni, di Vieste, cognato della vittima, il quale è accusato anche di aver occultato il cadavere gettandolo in mare
LA CRONACA DI IERI
Vieste, pescatore ucciso arrestato il cognato
VIESTE (FOGGIA) – I carabinieri del comando provinciale di Foggia hanno arrestato il presunto omicida del pescatore Antonio Di Mauro, di 39 anni, ucciso con un colpo di fucile ieri mattina nelle acque dell’Isola della Chianca, tra Vieste e Peschici, mentre era a bordo della sua barca. Si tratta di Riccardo Bramante, di 37 anni, di Vieste, cognato della vittima, il quale è accusato anche di aver occultato il cadavere gettandolo in mare. Interrogato per tutta la notte scorsa, l'uomo si è avvalso della facoltà di non rispondere. 

Il corpo del pescatore ucciso non è stato ancora trovato. Le ricerche sono rese difficoltose anche dal fatto che la vittima, al momento dell’omicidio, indossava una sorta di tuta-scafandro che ne appesantisce il corpo e probabilmente lo tiene in fondo al mare.

Secondo la ricostruzione fatta dagli investigatori, coordinati dalla Procura della Repubblica di Foggia, poco dopo le 10 di ieri un giovane pescatore si è presentato alla Tenenza dei carabinieri dicendo di essere stato testimone di un omicidio. Il giovane, impaurito e in forte stato di agitazione, ha riferito che qualche ora prima, mentre si trovava a pesca al largo di Vieste insieme all’amico Antonio Di Mauro, si era avvicinata un’altra imbarcazione con a bordo un uomo, Riccardo Bramante, che, dopo avergli chiesto informazioni sulle sue reti, si era allontanato, tornando dopo circa mezz'ora.

La seconda volta, però, l’uomo si sarebbe accostato alla loro imbarcazione, legando con una corda le due barche e impugnando un fucile da caccia nascosto nella barca. Dopo aver intimato al testimone di abbassarsi, Bramante avrebbe sparato una fucilata centrando al torace Di Mauro, che sarebbe caduto esanime sul fondo della barca. A questo punto il presunto assassino avrebbe ordinato al testimone di gettare in mare il cadavere e, al suo rifiuto, sarebbe salito sulla sua imbarcazione scaricando il corpo di Di Mauro in mare e allontanandosi.

 Dopo la denuncia i carabinieri hanno rintracciato Bramante in un bar del centro di Vieste, avviando gli accertamenti sulle dichiarazioni del giovane testimone e le ricerche in mare del corpo del pescatore. A bordo dell’imbarcazione del pescatore ucciso i carabinieri hanno trovato una pozza di liquido, che dalle analisi della sezione Investigazioni scientifiche dei carabinieri è risultato sangue, mentre nascosto nelle reti da pesca dell’imbarcazione di Bramante c'era un fucile da caccia calibro 12 che sarebbe stato usato per compiere il delitto.

Non sono ancora chiari i motivi alla base dell’omicidio. Potrebbe trattarsi, secondo gli investigatori, di una antipatia che si trascinava da tempo, sfociata in rancori, da parte di Bramante nei confronti della vittima che, tra l’altro, da diversi anni era il compagno della sorella di Bramante, dalla cui relazione era nato un bimbo che ora ha otto anni. Il fatto che sia Bramante sia Di Mauro abbiano precedenti per spaccio di sostanze stupefacenti, fanno sapere gli investigatori, potrebbe anche far ipotizzare contrasti per motivi di droga, ma "non ci sono dati oggettivi che possano avvalorare questa ipotesi".

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