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«Gare d’epoca» A Deliceto e Foggia la corsa dei maccheroni

FOGGIA - Nella rivista ottocentesca dell’Archivio delle Tradizioni Popolari si parla, infatti, di una «corsa di li maccarune», evento che si svolgeva a Deliceto ogni anno l’8 settembre nella piazza principale del paese, ove veniva innalzato ben in vista un palco di legno. Su questo palco venivano poi fissate due sedie ed un tavolo su cui facevano bella mostra «due piatti di maccheroni ben conditi con ricotta». Aperte le iscrizioni tra i cittadini, iniziava la gara
«Gare d’epoca» A Deliceto e Foggia la corsa dei maccheroni
FOGGIA - Molte località della nostra penisola sono diventate famose per questa o quella ricetta, o per quel particolare prodotto alimentare, che viene celebrato in ricorrenze e sagre diverse. Fra i piatti più celebrati ci sono però i maccheroni che, tra leggende e ricorrenze, legano alcuni comuni della Capitanata, dal Gargano al Subappennino Dauno. Ecco a Monte Sant’Angelo la leggenda dei maccheroni miracolosi che una povera contadina affamata ritrovò in un canestro al posto dei rami di un albero che si ergeva nei pressi della grotta santuario ove apparve l’Arcangelo Michele.

Dal promontorio garganico al Subappennino Dauno ed ecco altre tradizioni. Nella rivista ottocentesca dell’Archivio delle Tradizioni Popolari si parla, infatti, di una «corsa di li maccarune», evento che si svolgeva a Deliceto ogni anno l’8 settembre nella piazza principale del paese, ove veniva innalzato ben in vista un palco di legno. Su questo palco venivano poi fissate due sedie ed un tavolo su cui facevano bella mostra «due piatti di maccheroni ben conditi con ricotta». Aperte le iscrizioni tra i cittadini, iniziava la gara che vedevano le coppie di concorrenti con le mani legate dietro la schiena affannarsi a mangiare maccheroni direttamente dal piatto, senza l’aiuto di posate. Tra i fischi, le incitazioni, gli applausi e le risate del pubblico, i due concorrenti si cimentavano con tutte le loro forze, mentre la ricotta con cui erano conditi i maccheroni si spandeva per tutto il loro volto. Il premio per il vincitore era infine costituito da un artistico fazzoletto di seta.

Ancora sul Subappennino, scorrendo sempre l’Archivio delle Tradizioni Popolari, il calendario delle feste e sagre si arricchisce di un’altra ricorrenza dove i maccheroni sono ancora una volta i protagonisti: «a Volturino… d’inverno, il giorno di Sant’Antonio, conservano una loro antica festa tradizionale». Durante tutto il corso dell’anno si raccolgono delle offerte con cui si acquistano «una buona quantità di maccheroni e lasagne». Questi venivano poi cotti in un enorme pentolone, costruito all’uopo, che veniva riscaldato da un grande fuoco acceso proprio davanti alla chiesa madre del paese. Una volta cotti, i maccheroni e le lasagne venivano posti nei piatti da dare ai paesani e forestieri, ma prima di essere mangiato, ogni piatto viene benedetto dal parroco ed i fedeli li possono consumare soltanto sul sagrato della chiesa e «lì sul sagrato, si mangia, e si ride, mentre il vento rigido soffia e cade la neve».

Infine, anche a Foggia, almeno fino alla metà del Novecento, i maccheroni erano protagonisti di gare gastronomiche, i palchi di legno per le sfide erano eretti innanzi alla Cattedrale e nei giorni della festa dedicata alla Madonna dei Sette Veli, in marzo ed in agosto, ecco i beniamini del pubblico, soprattutto poveri mendicanti, cercare di riempirsi la pancia di maccheroni. [Carmine de Leo]

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