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Rignano, ghetto addio nasce l’«ecovillaggio»
SAN SEVERO - Lotta allo sfruttamento del lavoro in agricoltura e politiche di accoglienza dei cittadini stranieri. Va avanti il progetto della regione Puglia dal significativo titolo «Capo free - ghetto off». No al caporalato, insomma, addio ai ghetti nei quali è stata relegata per anni la manodopera, soprattutto straniera, sfruttata nel corso delle campagne agricole estive di una parte significativa della Puglia come la Capitanata. Oggi si fa tappa a San Severo, località nella quale verrà inaugurato il primo modulo abitativo dell’ecovillaggio realizzato dagli stessi migranti all’interno del progetto di auto-impresa sui terreni messi a disposizione dalla Regione Puglia.

Sarà l’assessore regionale alla Cittadinanza sociale, Guglielmo Minervini a guidare nel corso della cerimonia di inaugurazione la mini-delegazione di rappresentanti istituzionali e delle associazioni di volontariato sociale alle quali si deve il buon andamento del progetto il cui scopo principale è giungere alla definitiva archiviazione della brutta pagina del cosiddetto ghetto di Rignano Garganico. Qui, i lavoratori migranti passano in condizioni disumane le poche ore di riposo nell’arco della massacrante giornata di lavoro nei campi. A metà luglio, la «baraccopoli» di cartone di Rignano Garganico pullulava già di aspiranti braccianti extracomunitari.

Si calcolavano presenze intorno alle mille unità ai blocchi di partenza per le attività di raccolta del pomodoro che è sostanzialmente partita il 20 luglio. La Regione, per far fronte a questa «emergenza», ha già predisposto una tendopoli, sempre nelle vicinanze di San Severo. Con il modulo abitativo inaugurato oggi sarà possibile ampliare questa offerta che poi dovrebbe essere ulteriormente rafforzata grazie all’apertura di un altro centro nelle immediate vicinanze dell’aeroporto di Amendola. L’iniziativa della giunta regionale ha incontrato inevitabilmente uno straordinario riscontro tra i migranti. Superata la soglia delle seicento domande d’iscrizione alle «liste di prenotazione».

Tra le sigle che hanno animato l’attività di questi mesi, attività che ha portato alla realizzazione di «rifugi» degni per i lavoratori stagionali della campagna di raccolta dei pomodori nel Foggiano si segnalano l’associazione «Ghetto out-la voce dei migranti», «Artvillage», la Caritas diocesana di San Severo, «Libera - presidio Francesco Marcone di San Severo», Cooperativa Albero del pane, Flai Cgil.

«Abbiamo l’obiettivo ambizioso - aveva dichiarato alcume settimane fa lo stesso Minervini alla Gazzetta - di togliere questa macchia di vergogna dalla Puglia. Abbiamo messo in campo più azioni. Con i migranti, con le associazioni di volontariato, con le organizzazioni sindacali, con le associazioni datoriali, con le forze dell'ordine e con le associazioni dei consumatori, che dovranno aiutarci a sensibilizzare i cittadini a dare valore al pomodoro pugliese raccolto da lavoratori che non vengano reclutati attraverso i caporali, ma attingendo a liste trasparenti».

Nella zona della Capitanata ci sono 15mila ettari di superficie coltivata a pomodoro. È stato ricordato più volte dalla Regione che si tratta di uno dei più grossi insediamenti in Italia. Per questo, oltre alla realizzazione di questi centri di ospitalità per i migranti, la giunta Vendola ha avviato una serie di iniziative volte più in generale al mondo agricolo al fine di arrivare alla definizione di un percorso etico che vada dal reclutamento del personale alla consapevolezza degli acquisti «caporalato free» attraverso l’introduzione di un vero e proprio bollino di qualità.

g. arm.

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