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Scadono termini scarcerato boss e altri 3 Fuori anche Notarangelo Cdc di Foggia parte civile

FOGGIA – Per decorrenza dei termini di custodia cautelare preventiva sono stati scarcerati quattro pregiudicati foggiani, tra cui il boss mafioso Federico Trisciuoglio, capo dell’omonimo clan. Il provvedimento di revoca delle misure cautelari, a firma del gip del Tribunale di Bari Annachiara Mastrorilli, ha accolto l’istanza dei difensori degli imputati. Scarcerato anche Angelo Notarangelo, ritenuto dagli investigatori un 'boss' del territorio del Gargano
Rosy Bindi: rammaricati da scarcerazione, a Foggia una situazione difficile
Scadono termini scarcerato boss e altri 3 Fuori anche Notarangelo Cdc di Foggia parte civile
FOGGIA – Per decorrenza dei termini di custodia cautelare preventiva sono stati scarcerati quattro pregiudicati foggiani, tra cui il boss mafioso Federico Trisciuoglio, capo dell’omonimo clan. Il provvedimento di revoca delle misure cautelari, a firma del gip del Tribunale di Bari Annachiara Mastrorilli, accoglie l’istanza dei difensori degli imputati, condividendo i ritardi nel deposito delle motivazioni della sentenza di primo grado (emessa dal gup Ambrogio Marrone nel febbraio 2013) e la mancata trasmissione per tempo degli atti alla Corte di appello di Bari per la celebrazione del processo di secondo grado. I quattro furono arrestati nell’aprile 2012 e processati con rito abbreviato. Si tratta di Federico e Giuseppe Trisciuoglio, padre e figlio, i fratelli Mario e Alessandro Lanza.

L’indagine, coordinata dal pm antimafia di Bari Giuseppe Gatti, riguardava presunte estorsioni ai danni del Comune di Foggia e della ditta di raccolta rifiuti Amica. Nel febbraio 2013 i quattro sono stati condannati per il reato di concorso in estorsione con l'aggravante del metodo mafioso a 7 anni e due mesi di reclusione e al pagamento di una multa di 1.800 euro. Alcuni mesi dopo la sentenza lo stesso giudice ha concesso loro gli arresti domiciliari.

I termini per il deposito delle motivazioni scadevano nel luglio 2013, cinque mesi dopo le condanne. Il gup ha depositato con due mesi di ritardo (nel settembre successivo) e per mesi non ha trasmesso gli atti alla Corte d’appello. Il codice prevede che, per condanne inferiori ai dieci anni, tra il primo e secondo grado debba passare massimo un anno a cui si aggiungono i tempi delle motivazioni.
La scorsa settimana, dopo 17 mesi, questi termini sono scaduti senza che il processo d’Appello sia iniziato. I fatti contestati si riferiscono agli anni 2006-2012.

MESSO IN LIBERTA' ANCHE BOSS ANGELO NOTARANGELO
Ritenendo affievolite le esigenze di custodia cautelare, i giudici del tribunale di Foggia hanno rimesso oggi in libertà Angelo Notarangelo, ritenuto dagli investigatori un 'boss' del territorio del Gargano e condannato nel febbraio scorso ad 11 anni di reclusione, insieme ad altri imputati, per una serie di estorsioni ai danni di imprenditori turistici soprattutto della zona di Vieste.
Il tribunale ha così accolto l’istanza del difensore di Notarangelo, l’avv. Francesco Santangelo. Il pregiudicato era in carcere da tre anni e tre mesi. Scarcerandolo, i giudici hanno disposto nei suoi confronti l’obbligo quotidiano di firma della presenza dai carabinieri. Quando era stato condannato, nel febbraio scorso, il tribunale di Foggia non aveva riconosciuto a Notarangelo, nè agli altri imputati condannati, l’aggravante mafiosa.

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