il caso

Così a Vercelli hanno incastrato la banda della marmotta: avevano assaltato anche un bancomat di Modugno I NOMI

Tutti di Orta Nova: sono ritenuti coinvolti a vario titolo in 4 dei 22 assalti oggetto dell’indagine di pm e carabinieri vercellesi, messi a segno in Piemonte e uno in Puglia tra dicembre 2023 e novembre 2024

Continuano a provenire dalla provincia di Foggia le varie bande della marmotta che imperversano in tutta Italia, facendo saltare in aria bancomat e bancoposta. L’ha confermato l’indagine di Procura e carabinieri di Vercelli sfociata nel blitz del 15 aprile con l’esecuzione di 11 ordinanze del gip piemontese Claudio Passerini: 7 in carcere, 4 obblighi di dimora. Tra le persone per cui è stata disposta la cella ci sono tre uomini di Orta Nova: Angelo Pallotta, 45 anni, detto “lo zio”, già detenuto per accuse analoghe essendo stato coinvolto nel blitz del 17 dicembre 2024 con fermo di 8 foggiani sospettati di 17 assalti in varie zone d’Italia, con condanna in primo grado a 9 anni; Domenico Di Leo, ventenne, ai domiciliari dopo il coinvolgimento nella stessa inchiesta, con condanna a 6 anni e 6 mesi; e Denis Cara, ventunenne.

I tre ortesi, difesi dall’avv. Francesco Americo, sono ritenuti coinvolti a vario titolo in 4 dei 22 assalti oggetto dell’indagine di pm e carabinieri vercellesi, messi a segno in Piemonte e uno a Modugno tra dicembre 2023 e novembre 2024. In particolare a Pallotta si contesta il coinvolgimento nel colpo da 53mila euro all’Unicredit di Lessolo (Torino) del 2 novembre 2024; l’assalto fallito del 17 novembre successivo all’Unicredit di corso Francia a Torino; il colpo da 115mila euro all’Unicredit di Modugno del 28 novembre 2024. Di Leo e Cara sono indagati per i tentati furti del 13 e 17 novembre 2024 alle filiali Unicredit di corso Taranto e corso Francia a Torino. L’inchiesta conta 16 indagati accusati a vario titolo di 33 capi d’accusa tra furto e tentato furto, ricettazione, porto e detenzione illegale di esplosivo utilizzato per fabbricare la “marmotta”, l’artigianale pala esplosiva che si infila nel bocchettone erogatore delle banconote.

Le indagini basate su intercettazioni, video, pedinamenti “indicano che Diego De Glaudi” (pure coinvolto nell’inchiesta del dicembre 2024 insieme a Pallotta e Di Leo) “e Marco Tappari operanti in Piemonte, hanno collaborato strategicamente con un gruppo criminale della provincia di Foggia, in rapporti con Pallotta, Di Leo e Cara” scrive il gip di Vercelli. “Collaborazione concretizzatasi attraverso un’alternanza nell’esecuzione degli assalti con trasferte reciproche tra le due aree geografiche. In particolare è emerso che il gruppo ortese manteneva anche collegamenti diretti con i fornitori delle carte riciclabili usate durante alcuni degli attacchi che risultano provenire esclusivamente dalla Capitanata, rafforzando ulteriormente il legale operativo tra i due gruppi. La collaborazione con gli ortesi, oltre ad aver garantito supporto logistico e operativo in diverse circostanze, ha indubbiamente incrementato la ‘professionalità’ del gruppo; e consentito di ampliare portate e efficienza degli assalti”.

A dire del gip, “Pallotta, noto come ‘lo zio’, ha avuto un ruolo determinante, fungendo da collante tra la cellula operativa piemontese e il gruppo criminale di Orta Nova. Il suo compito principale era facilitare scambi di informazioni, risorse e personale al pari di De Glaudi detto Maverick. Il suo contributo si è esteso anche al coordinamento della manovalanza, fornendo supporto operativo con i suoi uomini Cara e Di Leo, entrambi coinvolti nelle azioni sul campo. Pallotta ha partecipato attivamente alle principali riunioni operative in un’abitazione di Lombardone, in provincia di Torino, dov’era ospitato e dove venivano prese le decisioni cruciali per l’organizzazione dei colpi. Era inoltre in contatto con un bulgaro fornitore delle carte prepagate usate per aggirare i sistemi di sicurezza dei bancomat, che permettevano di aprire la bocchetta di erogazione del denaro, facilitando l’inserimento della marmotta”. Quanto a Di Leo e Cara, conclude il gip, “hanno ricoperto un ruolo operativo di manovalanza esecutiva, distinguendosi per il coinvolgimento diretto nelle azioni sul campo; si occupavano di posizionare e innescare le marmotte”.

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