Martedì 31 Marzo 2026 | 20:50

Calzaturificio a fuoco per eredità contesa, due in carcere e una ai domiciliari: tra loro un 42enne di Manfredonia

Calzaturificio a fuoco per eredità contesa, due in carcere e una ai domiciliari: tra loro un 42enne di Manfredonia

Calzaturificio a fuoco per eredità contesa, due in carcere e una ai domiciliari: tra loro un 42enne di Manfredonia

 
Redazione online

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Calzaturificio a fuoco per eredità contesa, due in carcere e una ai domiciliari: tra loro un 42enne di Manfredonia

Le fiamme appiccate a dicembre a Bagnacavallo; in mattinata notificate le misure dai Cc

Martedì 31 Marzo 2026, 18:56

Questa mattina i carabinieri del Norm di Lugo, nel Ravennate, in collaborazione con i colleghi della Stazione di Vibonati, nel Salernitano, hanno eseguito tre ordinanze di custodia cautelare emesse dal Gip Federica Lipovscek del Tribunale di Ravenna a carico di altrettante persone, due uomini e una donna, ritenute responsabili dell’incendio del calzaturificio 'Emanuelà di Bagnacavallo, sempre nel Ravennate, appiccato nella notte tra 7 e 8 dicembre scorso. Si tratta di una 41enne di origine marocchina residente a Fusignano in provincia di Ravenna e ora ai domiciliari in gravidanza; di un 54enne nato a San Marzano sul Sarno in provincia di Salerno e residente a Napoli, in carcere) e di un 42enne nato a Manfredonia, nel Foggiano e residente a Cartoceto, nel Pesarese.

L’incendio, di vaste proporzioni, aveva interessato, in particolare, il capannone aziendale adibito allo stoccaggio di materie prime. Le fiamme avevano causato la distruzione totale dei materiali oltre a ingenti danni strutturali all’edificio per un danno patrimoniale complessivo stimato in circa 500 mila euro, comportando anche l’interruzione dell’attività produttiva.
I successivi rilievi tecnici e i sopralluoghi dei carabinieri e dei vigili del Fuoco - coordinati dal Pm Angela Scorza - hanno permesso di riscontrare la presenza di un liquido accelerante, confermando la natura dolosa del rogo. Le indagini hanno consentito di raccogliere gravi indizi a carico dei tre sospettati. Il movente secondo l’accusa è da ricondurre a un forte risentimento e a intenti di vendetta nutriti dalla donna nei confronti della titolare dell’azienda: la prima era stata la compagna del fratello, ora defunto, della seconda. E l’uomo, alla sua morte, aveva lasciato l’appartamento ai suoi familiari (padre e sorella) con un testamento inutilmente impugnato. Gli ulteriori attriti sarebbero scaturiti dalla una procedura di sfratto in corso la cui udienza si sarebbe dovuta tenere a breve.

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