Foggia, l’ombra del clan dietro l’agguato per recuperare un Patek: quattro arresti, c’è un ex calciatore
Tutto ruota intorno a un commerciante foggiano, gambizzato il 14 marzo, che avrebbe organizzato l’acquisto dell’orologio del valore di 160mila euro, bottino di una rapina
C’è la “Società foggiana” dietro la gambizzazione di un commerciante foggiano avvenuta in città la sera del 14 marzo scorso. Gli fu imposto di restituire un orologio “Patek Philippe” del valore di 160mila euro rapinato quello stesso giorno durante una compravendita. Malavitosi cerignolani erano interessati al recupero dell’orologio; si rivolsero a un mafioso foggiano, Daniele Barbaro, che in cambio dell’intermediazione avrebbe incassato tra i 50 e gli 80mila euro. Barbaro ordinò al commerciante di restituire il “Patek Philippe”; quando questi negò d’averlo, il mafioso ordinò a Ciro Spinelli di sparargli a una gamba. Trasuda mafia dalla prima all’ultima pagina l’indagine di Dda, squadra mobile e carabinieri sfociata ieri nel fermo di 4 foggiani. I pm Bruna Manganelli e Luciana Silvestris li accusano a vario titolo di tentata estorsione, lesioni, porto illegale di armi, reati aggravati dal metodo mafioso. I 4 fermati sono Daniele Barbaro, 35 anni, mafioso, già ai domiciliari per droga; Ciro Spinelli, 40 anni, anche lui contiguo alla “Società” (nel suo passato anche una condanna a 5 anni per aver cercato di uccidere su ordine del boss Roberto Sinesi il capo-clan rivale Vito Bruno Lanza il 17 ottobre 2015), e sua volta già detenuto ai domiciliari; il cognato Luca Pompilio, 34 anni, ex calciatore; Giuseppe Bruno, 18 anni. “E’ prematura qualsiasi dichiarazione in questa fase delle indagini” risponde al cronista l’avv. Paolo Ferragonio difensore di Spinelli e Pompilio.
“Regista” del ricatto sarebbe Barbaro, 35 anni, affiliato alla “Società” sin da quand’era minorenne, detenuto ininterrottamente tra carcere e domiciliari dal 2008, fermato a Campomarino dove si trovava agli arresti domiciliari dopo una recente condanna a 4 anni e 6 mesi per detenzione di 6 chili e 700 grammi di hashish. A gambizzare la vittima sarebbe stato Spinelli mentre era ai domiciliari in seguito all’arresto dello scorso 23 gennaio in un blitz antidroga: l’avrebbe gambizzato in un terreno attiguo alla propria campagna. Il cognato Luca Pompilio sarebbe stato presente al ferimento, occupandosi di far sparire bossolo esploso e le tracce di sangue. Quanto al diciottenne Bruno è estraneo al ferimento, ma risponde di concorso con i 3 presunti complici in tentata estorsione perché sarebbe stato incaricato da Barbaro di recarsi a casa della vittima per intimidire la moglie.
Tutto ruota intorno a un commerciante foggiano che avrebbe organizzato l’acquisto dell’orologio del valore di 160mila euro; al momento della compravendita commerciante e venditore furono aggrediti in città il pomeriggio dello scorso 14 marzo da due scooteristi armati e a volto coperto che rapinarono sia il costoso “Patek Philippe” da vendere, sia il “Rolex Submarine” dello stesso commerciante del valore di 10/15mila euro. Il sospetto di Dda e investigatori - sospetto tutto da verificare, bene rimarcarlo - è che il commerciante possa aver ordito l’aggressione, dicendosi interessato all’acquisto del “Patek Philippe”.
Il proprietario del costoso orologio si sarebbe rivolto a elementi della criminalità cerignolana per riaverlo. Così un malavitoso cerignolano avrebbe interessato della questione Barbaro che era ai domiciliari: quest’ultimo si sarebbe subito attivato come intermediario in cambio di 50/80mila euro. Barbaro avrebbe quindi cercato di contattare il commerciante foggiano, mandando il diciottenne Bruno a casa della vittima per intimidire la moglie e informare il coniuge di farsi trovare. In effetti il commerciante - prosegue la ricostruzione dell’accusa - si recò la sera del 14 marzo nella campagna di Spinelli, negando però d’avere l’orologio e rimarcando d’essere una persona onesta. Per tutta risposta Barbaro in videochiamata con Spinelli, gli avrebbe dato l’ordine di sparare. Ordine eseguito, commerciante gambizzato sotto gli occhi anche di Pompilio che si sarebbe attivato per far sparire le tracce della sparatoria.
Il commerciante insieme a un familiare raggiunse il pronto soccorso dove fu medicato e dimesso con prognosi di un mese. Alle forze dell’ordine disse d’aver litigato nel pomeriggio con due stranieri in zona stazione; e d’essere stato ferito in serata in via Volta da uno sconosciuto a volto coperto.