criminalità
Non c’è solo l’aggravante mafiosa per i rapinatori foggiani arrestati a Modena
Contestato per la prima volta l’articolo di gruppo organizzato per assalti a blindati
Entra nella storia giudiziaria italiana la banda di rapinatori foggiani e cerignolani sgominata dalla Polizia nel blitz nelle campagne di Modena del 18 marzo con l’arresto in flagranza di 14 uomini che si preparavano a assaltare un blindato della “Battistolli” con 6/8 milioni diretto a Bologna. Ai 14 indagati viene infatti contestato il nuovo reato previsto dall’articolo 628 bis del codice penale, in vigore dal 24 febbraio scorso: tentata rapina aggravata commessa un gruppo organizzato. Pene da 12 a 25 anni se il reato ai danni di banche, uffici postali, blindati, caveau viene commesso da “un gruppo organizzato che scorre in armi, ovvero fa uso di dispositivi esplosivi o comunque micidiali”.
E’ quanto contestano i pm di Chieti e Modena ai 14 arrestati: i foggiani Luigi Perdonò, 64 anni; del fratello Antonio Perdonò (54); Andrea Baratto (46); i cerignolani Rocco Prudente (53); Paolo Schiavulli (29); Giuseppe Bruno (27); Matteo Cannone (29); Antonio Sciusco (23); Antonio Casamassima: e Emiliano Smakai (24), albanese residente a Cerignola; il sanseverese Carmine Delli Calici (43); Carmine Di Benedetto (60) salernitano residente in provincia di Modena, proprietario del terreno a Vignola usato come base logistica; gli albanesi Alban Zenel (33); Jurgen Xhixha di 33 anni.
“Sussistono effettivamente i presupposti per la sussistenza della nuova fattispecie prevista dall’articolo 628 bis del codice penale, potendosi ritenere concretamente sussistente quel ‘gruppo organizzato’ che costituisce l’elemento qualificante del delitto”. Lo scrive il gip di Modena Andrea Scarpa nell’ordinanza con cui ha convalidato gli arresti; disposto il carcere per i 14 sospettati; trasmesso gli atti alla Direzione distrettuale antimafia di Bologna vista la contestazione anche dell’aggravante del metodo mafioso. La Dda è competente sia per i reati aggravati dalla mafiosità, sia per il nuovo reato di rapina commessa da un gruppo organizzato.
E che si tratti di un gruppo organizzato lo dimostrano - annota il giudice - una serie di elementi. “L’attività di osservazione del gruppo da parte della Polizia è durata più giorni e ha consentito di individuare la progressione degli atti preparatori in vista della rapina; parte del gruppo era già vestita con indumenti adatti a realizzare l’impresa criminosa; la promessa a Di Benedetto” (proprietario del terreno a Vignola usato come base della banda) “che entro tre o quattro giorni gli sarebbe stata pagata parte della sostanziosa somma, 50mila euro su 250mila, per il fitto del suo fondo, coincide con l’obiettivo del gruppo: il portavalori della Battistolli”.
Il blitz della Polizia che da giorni intercettava, pedinava, filmava, seguiva anche con droni le mosse della banda ha evitato che sull’autostrada del sole andassero in scena sequenze tipiche degli assalti paramilitari. “Tenuto conto delle materiale sequestrato” (6 mitra kalashnikov, 9 caricatori, 2 bombe, chiodi a 3 punte, 8 auto e furgoni, sega, flessibile, ricetrasmittenti, giubbotti antiproiettile, passamontagna, guanti, maschere) “e le modalità abituali di assalto a furgoni portavalori” prosegue l’analisi del gip modenese “è del tutto verosimile che i malfattori, travisati, si sarebbero posti lungo la strada pronti a sparare, per costringere il blindato a fermarsi bruscamente per poi accerchiarlo e impossessarsi dei valori trasportati”.
Il gip ha concordato con i pm anche sulla sussistenza dell’aggravante del metodo mafioso. “Che non si fonda necessariamente sull’appartenenza dei responsabili a un’associazione mafiosa avente tra le sue attività rapine a portavalori, ma si basa sul tratto ‘militare’ che sarebbe stato utilizzato. A tale proposito spiccano l’impiego organizzato di uomini secondo schemi rigidamente preordinati di avvicinamento all’obiettivo; le tecniche di difesa rispetto all’intervento delle forze dell’ordine; la disponibilità di armi, esplosivi e ricetrasmittenti; il numero di auto rubate a disposizione del gruppo indicativo del numero dei partecipanti all’azione e funzionale a vari scopi: da quello di bloccare il furgone, a quello successivo di darsi alla fuga”.
Considerati gli elementi d’accusa tra cui le parziali ammissioni di Di Benedetto; quel po’ po’ di armi, esplosivo, auto, indumenti e attrezzi sequestrati; scontata la decisione del gip di lasciare in carcere i 14 sospettati. Per la gravità dei fatti e anche “tenuto conto della personalità dei soggetti per la maggior parte con precedenti penali, tanto che viene contestata la recidiva a Schiavulli, Sciusco, Prudente, i fratelli Perdonò, Baratto, Bruno, e Delli Calici. E’ dimostrata l’appartenenza di alcuni indagati a ambienti delinquenziali non banali”.