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In Puglia e Basilicata

L'intervista

Pochi medici sul Gargano, il neo-commissario della Asl Nigri: «Ora un tavolo di crisi»

Pochi medici sul Gargano, il neo-commissario della Asl Nigri: «Ora un tavolo di crisi»

Finiti i soldi dell'emergenza Covid, sanità in affanno

03 Giugno 2022

Massimo Levantaci

Anche l’Asl di Foggia, come il policlinico Riuniti, nelle mani di un commissario. Antonio Nigri, l’ex direttore sanitario, è subentrato il 27 maggio all'ex dg Vito Piazzolla che dopo aver svolto due mandati e un commissariamento aveva esaurito tutti i bonus per restare. Tocca allora a Nigri, il medico ex politico (è stato sindaco di Monte Sant’Angelo e assessore alla Provincia) gestire un passaggio non facile per la sanità foggiana.

Partiamo dal primo alert sulla plancia di comando, la mancanza di medici a Vieste e oltre 2 milioni di turisti in arrivo. Come la mettiamo?

«Attiveremo a breve un tavolo di crisi per garantire i servizi tutta l’estate in tutte le zone maggiormente in sofferenza, il Gargano tra queste. Contiamo sull’alleanza già forte con i medici di medicina generale e con i pediatri di libera scelta. Anche i sindaci ci aiutino. Purtroppo stiamo pagando lo scotto dovuto alla soppressione delle Usca (i medici di continuità assistenziale: ndr), dal 30 giugno dovremo farne a meno. Ci auguriamo che il flusso si orienti verso la Guardia medica e la guardia medica turistica».

Se lo augura perché non ci sono più i soldi dell’emergenza Covid e convincere i medici non sarà facile?

«Siamo appesantiti, inutile nasconderlo, da una spesa altissima sostenuta durante il periodo Covid e che oggi ci richiama tutti all’ordine. Oltretutto nella nostra Regione c’è ancora un piano di rientro che pesa moltissimo e noi dobbiamo riportare il tema della spesa in quegli argini».

I medici scarseggiano, ma la mancanza di incentivi com’era accaduto per le Usca lo considera un ulteriore disincentivo per accettare nuovi incarichi?

«La concorrenza economica è un tema oggettivo, direi fisiologico che non si può ignorare. Specie sul 118 e al pronto soccorso, incarichi che in pochi se la sentono di accettare, un’ipotesi di riconoscimento economico andrebbe considerata».

Lei è stato direttore sanitario, ora commissario. Cosa cambia nel suo ruolo?

«Vorrei utilizzare la forza dei poteri che mi conferiscono questo mandato, comunque a tempo (massimo sei mesi: ndr) per raggiungere obiettivi importanti».

Ce ne può elencare qualcuno?

«Siamo rimasti forse l’unica provincia d’Italia in cui il problema della brucellosi tra gli animali resiste. Quest’anno abbiamo corso il rischio che la transumanza venisse bloccata, se non fosse intervenuta la Regione. Ho convocato i servizi veterani, tocca a noi. Il dipartimento di prevenzione dovrà debellare questo problema, anche lavorando a fianco con le organizzazioni di categoria, altrimenti il commissariamento non ha senso».

Lei è stato per vent’anni direttore dello Spesal, prevenzione infortuni sul lavoro. Foggia maglia nera anche su questo fronte cosa le suggerisce?

«Un altro tema caldo, dobbiamo impegnarci a fare meglio e di più. Vorrei irrobustire il clima di chi nella nostra provincia ha la voglia di impegnarsi per traiettorie virtuose».

Il Covid quali conseguenze sul piano clinico ha lasciato sulla popolazione?

«Effetti sull’apparato respiratorio soprattutto, il post Covid ci ha orientato ad esempio a caratterizzare la medicina interna di Cerignola sul versante pneumologico. Ci stiamo organizzando anche a San Severo per la presa in carico di questi pazienti. A Foggia invece è stata rafforzata l’assistenza psicologica e psichiatrica specie tra i giovani. Alcune forme di difficoltà nei disturbi alimentari si sono aggravate, l'autolesionismo è aumentato».

Con Policlinico e Casa Sollievo va ripreso un dialogo dopo la pandemia?

«Assolutamente sì. È necessario che in una fase così delicata Policlinico, Asl e Casa Sollievo ragionino su chi fa e che cosa. Tutti questi ospedali mostrano chiare difficoltà in merito alla carenza di risorse umane, dobbiamo darci da fare per ridurle o eliminarle».

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