nel Foggiano

Roseto Valfortore, derubava correntisti ufficio postale: sequestri all'ex direttore

L’uomo avrebbe prelevato denaro contante direttamente dai conti degli ignari clienti oppure emesso falsi assegni circolari con firme contraffatte

Roseto Valfortore, derubava correntisti ufficio postale: sequestri all'ex direttore

L’ex direttore dell’ufficio postale di Roseto Valfortore (Foggia) per quasi un anno avrebbe sottratto denaro dai conti correnti di alcuni risparmiatori, ingannandoli sugli interessi maturati dai loro investimenti, con un illecito profitto personale di oltre 150mila euro. Con l'accusa di peculato aggravato e violazione del domicilio informatico di Poste Italiane, i Carabinieri hanno eseguito una perquisizione domiciliare con sequestro preventivo di conti correnti e libretti postali intestati all’ex direttore Corrado Paradiso, licenziato nel maggio 2018. L’uomo avrebbe prelevato denaro contante direttamente dai conti degli ignari clienti oppure emesso falsi assegni circolari con firme contraffatte sempre al di sotto i 4.500 euro, per non incorrere nei controlli previsti dalla normativa antiriciclaggio. L’indagine è stata coordinata dal pm di Bari Angela Maria Morea.

I fatti contestati risalgono al periodo tra febbraio e ottobre 2017. Paradiso, direttore e operatore unico di quell'ufficio postale, stando alla ipotesi accusatoria avrebbe "spiato» il profilo di numerosi risparmiatori per acquisire informazioni sulla tipologia dei loro investimenti, per poi "consigliare» operazioni di disinvestimento titoli e relativo reinvestimento. In particolare «studiava» il profilo dei "clienti che versavano in condizioni di minorata difesa, - spiega la Procura - persone singole, anziane, pensionate, ammalate, residenti all’estero, oppure di quelli sui quali poteva facilmente fare leva in quanto persone che contavano sull'affidabilità che nasceva dal suo ruolo istituzionale». Ottenuti i disinvestimenti, prevalentemente buoni fruttiferi, "faceva credere loro che tali titoli avessero maturato interessi per importi inferiori a quelli effettivamente maturati. In tal modo poteva incassare la differenza tra il capitale effettivamente maturato e il minore importo che invece faceva credere detti titoli disinvestiti avessero fruttato».

La Gazzetta del Mezzogiorno.it