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In Puglia e Basilicata

Prezzo unico

Cun grano, Foggia gioca in trincea

spighe di grano

Gli operatori: «Il sistema deve crescere». De Sortis (Italmopa): «Più competitività»

04 Giugno 2019

Massimo Levantaci

FOGGIA - Il groviglio sulla Cun grano duro - la commissione unica nazionale che ne valuterà il prezzo unico di mercato - si gioca anche tra alcuni prim’attori locali (sono foggiani il presidente di Italmopa e di Alleanza delle cooperative dell’agroalimentare). Il campo di gara è al ministero dell’Agricoltura e nelle innumerevoli sponde della filiera grano/pasta. Lo scoglio da superare resta altissimo, enormi gli interessi in gioco, la politica con le parole del ministro Centinaio che pubblichiamo a fianco non vuole o non può prendere una decisione e si appella alle varie anime della filiera. Lo scontro così si sposta sui territori e la Capitanata è un player di riferimento riconosciuto per la sua forza produttiva, meno per le capacità di saper costruire il prezzo.

Il vessillo da conquistare non è però solo la sede a Foggia, anzi l’argomento oggi non è più centrale da un po’ di tempo ad esempio per i 5 stelle. La Cun dovrà elevare la posta in gioco sul valore di una commodity universale, ma vittima della speculazione. «Partiamo dal presupposto - dice Cosimo De Sortis, cerignolano, presidente nazionale di Italmopa - che l’interesse del territorio non necessariamente corrisponde a quello degli agricoltori o delle singole componenti. Noi pensiamo a rilanciare la competitività di tutta la filiera. Che poi nella filiera sia rappresentata una parte consistente dell’agricoltura foggiana non è certamente un dettaglio, ma la questione va inquadrata in un’ottica più generale».
Il presidente nazionale di Alleanza delle cooperative, il foggiano Giorgio Mercuri, è l’unico con la sua organizzazione ad aver risposto al questionario proposto dal ministero per l’individuazione di un percorso comune: «Siamo convinti che si debba velocizzare l’istituzione della Cun, noi siamo per la sede a Foggia ma al tavolo nessuno ha posto il tema della territorialità. Il braccio di ferro è fra Foggia e Bologna. Una valutazione si farà a posteriori, tenuto conto che la presenza fisica non è considerata necessaria».
Il senatore Saverio De Bonis, che ha presentato l’interrogazione sulla quale il ministro ha chiarito lo stato dell’arte, annuncia alla Gazzetta di aver depositato un disegno di legge che superi l’attuale impasse: «La Cun è al palo perchè non la vogliono gli industriali - dice - nel mio disegno di legge viene data facoltà alla parte agricola di costituire la Cun grano anche senza la presenza dell’industria. I membri della filiera “possono” costituire la Cun all’unanimità non “devono” come c’è scritto adesso. Il grano dopotutto è degli agricoltori, non faremmo altro che allinearci al mercato. La materia prima ovunque la decidono i produttori non i trasformatori». De Bonis, esponente dell’associazione Grano Salus, continua invece a chiedere la sede della Cun a Foggia: «Non lo dico io - precisa il senatore ex 5 stelle, oggi nel gruppo Misto - lo prevede la legge istitutiva delle Cun: “l’indicazione della sede avviene là dove c’è una rilevanza economica”. E non credo che si possa mettere in discussione il primato di Foggia sul grano duro. Che c’entra Bologna?».

Anche il vicepresidente del Consiglio, Luigi Di Maio, a Foggia il 12 maggio aveva sostenuto la tesi della territorialità foggiana, lo ricorda il parlamentare 5stelle Giuseppe L’Abbate. «Ma gli obiettivi della norma da me proposta - spiega - erano e restano quelli di maggiori controlli sulle importazioni, una vera trasparenza sui prezzi all’origine, qualità delle produzioni e sostegno economico al primo settore con un dialogo interprofessionale in grado di rendere più trasparente la formazione del prezzo. La Cun dovrà mettere nelle condizioni gli agricoltori – prosegue il parlamentare 5 Stelle della Commissione Agricoltura della Camera – di disporre delle stesse informazioni dell’industria agroalimentare così da non soccombere alle logiche del più forte. Va lasciato al libero mercato di imporsi, guardando con attenzione alla qualità delle materie prime oggetto di trattativa. La legge e il relativo decreto attuativo sono oramai realtà assodate e parlano chiaramente: ora tocca agli operatori della filiera e quindi alle associazioni mettersi d’accordo».

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