Mercoledì 18 Settembre 2019 | 01:28

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Avrebbe tentato di uccidere un esponente del clan rivale dei Libergolis per vendicare l'omicidio del boss di Manfredonia Mario Luciano Romito, tra le vittime del quadruplice omicidio del 9 agosto 2017 in cui furono uccisi anche due ignari testimoni dell’agguato, i fratelli Aurelio e Luigi Luciani. Polizia e Carabinieri, su richiesta della Dda di Bari, hanno arrestato nei giorni scorsi il 42enne Massimo Perdonò, ritenuto esponente di spicco del clan foggiano Moretti-Pellegrino-Lanza, alleato dei Romito di Manfredonia. All’indagato, già in carcere da alcuni mesi nell’ambito dell’inchiesta antimafia 'Decimazione', si contestano i reati di tentato omicidio, detenzione e porto illegale di armi da sparo e rapina, con l’aggravante mafiosa.


Perdonò avrebbe tentato di ammazzare il 18 febbraio 2018 il pregiudicato Giovanni Caterino, uno dei componenti del commando armato responsabile del quadruplice omicidio dell’estate 2017, che è in carcere per il delitto dallo scorso autunno. Per vendicare la morte del boss Romito, Perdonò con altre due persone al momento ignote, armati di fucile e pistola e indossando parrucche, avrebbero inseguito e speronato l’auto su cui viaggiava Caterino, dopo averlo pedinato fin sotto casa. Caterino riuscì a fuggire, mentre i tre rinunciarono all’agguato a causa de danni alla propria vettura e per allontanarsi rapinarono un’altra auto ad un passante. Nei confronti di Perdonò è stata riconosciuta l’aggravante mafiosa per «le modalità dell’agguato», in quanto i membri del commando erano travisati e armati, e per «le circostanze di tempo e di luogo tali da amplificarne la portata ed affermare il predominio del sodalizio di appartenenza» spiegano gli inquirenti, perché "l'agguato è stato commesso di prima mattina e in pieno centro abitato di Manfredonia».

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