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Bari, il portiere Frattali rinnova fino al 2023

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«Nonno Libero», il barbone più longevo di Foggia, avrà una casa

Ricoperto di buste di plastica, da 20 anni l'anziano vive nel centro della città

«Nonno Libero», il barbone più longevo di Foggia, avrà una casa

Potrebbe diventare il simbolo, la “mascotte” del Centro diurno “Il Dono” appena aperto da I Fratelli della Stazione. Nonno Libero, l’anziano ricoperto di buste di plastica che vive nelle strade del capoluogo, potrebbe veder cambiate le proprie giornate nel giro di poche ore. Dopo oltre vent’anni di vita per strada, l’uomo, in questo periodo al suo ennesimo ricovero in ospedale (in Geriatria) potrebbe veder seguire la sistemazione in una Casa di riposo in un paese della provincia. E’ questo l’obiettivo dei medici e dei volontari che da sempre si occupano di lui, a patto che venga superato l’ostacolo dell’identità, ancora sconosciuta. Toscano, grande intenditore di vini, nonno Libero non ha un nome e non lo hanno scoperto neanche le sue impronte digitali. E allora? «La soluzione - risponde Leo Ricciuto, presidente de I Fratelli della Stazione - potrebbe arrivare dalla residenza fittizia che il Comune di Foggia riconosce ai senza fissa dimora.

Pensiamo si possa, con l’intervento di un giudice tutelare, dare un nome fittizio a nonno Libero per eseguire il ricovero in una struttura che lo tolga dalla strada una volta per tutte».
Un’operazione che salverebbe la vita all’ultrasettantenne, più volte preso per i capelli da volontari e medici. Come quando si ruppe il femore e venne raccolto ormai immobile. Tuttavia, a dispetto della vita sacrificata che Libero ha scelto di condurre, le sue condizioni generali sono ottime, riferiscono i volontari, con valori tutti nella norma. Merito dei pasti frugali e dell’assoluta assenza di alcol nell’alimentazione del barbone, a differenza di molti altri compagni di strada che proprio con vino e alcolici peggiorano la loro situazione.

Di certo nonno Libero non è un clochard qualunque: «Dalle cose che dice - racconta Leo Ricciuto - si capisce che ha avuto una vita intensa, con un ruolo anche importante. Un giorno che faceva più freddo del solito e lo raggiunsi per strada, alla mia domanda su come facesse a stare fuori con quel clima gelido, mi rispose “lo ignoro”. Poi scherzosamente lo chiamo “presidente” da quando gli ho portato un caffè e sorridendo mi ha detto “allora tu sei il mio segretario?”». Chissà che la determinazione e il grande cuore dei volontari riesca a vincere le resistenze di un’esistenza che vuole restare anonima.

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