Martedì 18 Giugno 2019 | 11:03

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Le 6 provette sono ancora lì, in laboratorio. E sono tutte numerate, come da protocollo Arpa dal numero 23089 al numero 23095 e contengono un liquido incolore, trasparente: insomma, acqua prelevata dai rubinetti di un Istituto scolastico di Lucera.
In quei sei cilindretti di vetro, però, non c’è soltanto acqua, come si potrebbe credere a prima vista, ma vi nuotano indisturbati e invisibili pericolosi batteri, di quelli che gli esperti classificano come del tipo aerobi gram-negativi. Sono quelli della Legionella, che provocano infezioni polmonari.
Ad accertarlo, verso la fine del mese di ottobre dello scorso anno, sono stati tecnici e medici analisti del “Nucleo operativo territoriale funzionalmente caricato delle attività in materia di prevenzione e controllo della legionellosi”, che per l’Asl di Foggia é diretto e coordinato dal dott. Giovanni Iannucci.


In quei sei cilindretti di vetro è anche racchiusa una storiaccia dei nostri tempi; di quelle per nulla trasparenti che accadono in provincia, dove le spire della burocrazia si attorcigliano su se stesse generando temibili torsioni e illusori epifenomeni. Non si sa se definirlo grottesco o paradossale, ma il fatto che il sindaco Antonio Tutolo – che rappresenta la massima autorità sanitaria in città – non sia stato informato, e quindi neppure ne è a conoscenza l’assessora alla Pubblica istruzione Carolina Favilla, è circostanza che deve far riflettere; come pure è meritevole di riflessione il fatto che il responsabile di quell’Istituto scolastico non abbia avvertito l’amministrazione comunale.


Eppure, la comunicazione bell’e stampata che i sanitari hanno consegnato al responsabile dell’istituto in questione è da mesi sotto gli occhi di chi, per altri canali, è venuto a conoscenza della vicenda; una comunicazione che non lascia spazio ad alcun dubbio, soprattutto perché reca per oggetto: «Comunicazione preliminare di esiti analitici non conformi per la ricerca della Legionella- Diffida da adempiere». La dicitura esatta, anche sotto il profilo giuridico, dovrebbe essere “Diffida ad adempiere”, ma lasciamo perdere questi aspetti burocratico-sanitari, che pure farebbero intravedere la fretta e la preoccupazione di non destare allarme, magari gestendo da soli nel chiuso di una stanza degli ex ambulatori di via Trento tutta la faccenda che, a questo punto, è talmente grave da richiedere l’immediato intervento del prefetto di Foggia. Gli stessi Carabinieri della Compagnia di Lucera, comandata dal capitano Romanelli, sono impegnati nel fare piena luce anche perché, nel migliore dei casi, non appena ne avrà contezza la magistratura, all’orizzonte si potrebbe profilare per alcuni l’ipotesi del reato di omissioni in atti d’ufficio; e questo a tacere del fatto che così com’è formulato il testo della comunicazione al responsabile dell’Istituto sarebbe facile riflettendo su un particolare segmento del testo, addirittura conoscere i nomi degli studenti che malauguratamente avrebbero bevuto l’acqua inquinata. Si tratterà anche di capire se il prelievo dell’acqua per le necessarie analisi sia stato fatto, come dire, a campione oppure vi sia stata una segnalazione ad attivare l’intervento dei tecnici e dei sanitari della prevenzione, gli stessi che hanno evidenziato «il superamento dei parametri consentiti dalle vigenti normative di settore che indicano una contaminazione degli impianti e dell’acqua stessa» dopo il risultato delle analisi per la ricerca della Legionella eseguiti presso i laboratori di riferimento dell’Arpa-Puglia di Foggia.


Di qui tutta una serie di prescrizioni imposte al responsabile dell’Istituto per provvedere «a eseguire immediatamente la bonifica ambientale» dei locali frequentati dagli studenti. Considerando che la comunicazione-diffida è della fine di ottobre 2018 e che la non ottemperanza alle misure prescritte avrebbe comportato, per legge, la chiusura della scuola, e che invece nessun Istituto a Lucera è stato chiuso per essere bonificato, se ne potrebbe dedurre che gli interventi di bonifica ambientale potrebbero essere stati eseguiti durante le festività natalizie, quando cioè non veniva svolta attività scolastica. Invece, esistono agli atti due provvedimenti del responsabile dell’Istituto che, proprio per sanificare gli impianti idrici, ha deciso di sospendere l’attività scolastica il 7 dicembre 2018 (44 giorni dopo che erano stati trovati nell’acqua i batteri della Legionella), mentre, sempre per decisione del dirigente dell’Istituto, le attività erano state sospese in precedenza: dal 20 al 28 marzo «per consentire la verifica e la sistemazione dell’impianto idrico». Bella verifica, se dopo sette mesi, e precisamente il 25 ottobre 2018, i sanitari scoprono che l’acqua è pericolosamente inquinata dalla Legionella. E c’è da chiedersi, infine, se il responsabile dell’universo scolastico provinciale, quello che una volta si chiamava Provveditore agli studi, sappia o meno di quanto è accaduto ed è stato taciuto a Lucera. Qualcuno lo avrà avvertito che il rischio legionellosi si aggirava per le scuole lucerine, e segnatamente in quell’Istituto che i sanitari della Asl hanno posto sotto osservazione, oppure anche qualche dirigente scolastico ha proditoriamente preferito tacergli l’accaduto? E se il prefetto di Foggia convocherà il sindaco, cosa mai da questi si potrà sentir dire, se non un «Non so niente, nessuno mi ha avvertito…»?

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