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La storia di Iacurci

Agostino, murales in tutto il mondo tranne nella sua Foggia

Le opere del giovane artista foggiano sono in tutto il mondo, e non nella sua città

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Troviamolo subito un muro, una parete o superficie che dir si voglia - purchè grande - per il talento di Agostino, gli amici foggiani si sono messi alla ricerca in città anche se - dicono - non sarà facile. Vogliono però che una traccia del suo estro, già presente in quasi tutte le latitudini del globo, sia rintracciabile anche qui, nel luogo che l’ha tenuto a battesimo quando era solo un «imbrattatore» e i vigili se lo sgamavano gli mettevano pure la multa. Alla ricerca ha promesso di partecipare attivamente anche il sindaco, Franco Landella, colpito da quei disegni un po’ naif, rintracciabili ormai un po’ ovunque dalla Russia, all’Africa, agli Stati Uniti.

Così il primo cittadino a fine anno ha pensato di consegnare una targa al giovane (32 anni) e già affermato «muralista» foggiano, tornato a casa a Natale come tante altre migliaia di suoi coetanei per ricongiungersi alla famiglia. Lui è Agostino Iacurci, nato a Foggia e ivi residente fino ai vent’anni prima di trasferirsi all’Accademia di belle arti a Roma. Oggi vive e lavora a Berlino, è soprattutto cittadino del mondo visto che lo chiamano un po’ dappertutto. Non solo murales, dipinge e fa sculture. La sua arte «urbana» è più conosciuta negli Stati Uniti (il New York Times si è occupato di lui) e persino in Siberia, ma non nella sua città di origine. Un handicap da colmare: «Sarei disposto a disegnare qualcosa anche su superfici più piccole, il sindaco mi ha detto che si darà da fare per cercarla. Appena mi chiama...».

E dire che i muri di Foggia hanno tenuto a battesimo l’arte di Iacurci quando era ancora ragazzo. Gli amici ricordano le decine di suoi schizzi e disegni sul muro di cinta dell'ospedale D'Avanzo, prima che ne venisse ordinata la cancellazione. Non ci sono forse più tracce, lui almeno non se la ricorda. Per questo ci vorrebbe quasi una sorta di opera «riparatrice». La scintilla scoppiata a Natale sembra averlo coinvolto. Agostino ha rivisto gli amici di un tempo e si è fatto convincere da uno di loro, Ferdinando Dolce che oggi lo racconta alla Gazzetta : «Forza, gli ho detto, andiamo dal sindaco: possibile che la tua città non debba sapere chi sei e che fai?». D'accordo, ma cosa può fare Iacurci per Foggia? Nessuna fretta a quanto pare: «Mi piacerebbe lasciare un segno nella mia città, dovrei pensarci...», risponde dalla sua casa di Berlino. Il sindaco l'ha incoraggiato: «Ne saremmo felici, massima disponibilità». Il Comune pagherebbe le spese (colori, ponteggi), Iacurci lavorerebbe gratis: questa l'intesa di massima. Il problema della parete giusta sembra essere però di non facile soluzione. Dolce - confessa - non ne vede di idonee in città. Ma Agostino sembra invece che la cosa la voglia fare: «D’accordo che ho bisogno di grandi superfici per i miei murales, ma a Foggia – promette - potrei adattarmi. Per il momento è un discorso ipotetico, ringrazio il sindaco per l’incoraggiamento. Troveremo una soluzione, ne sono sicuro. Sarei felice di realizzare quello che so meglio fare per la mia città».

E allora spazio anche alla fantasia. Iacurci potrebbe decorare con i suoi personaggi uno di quei giganteschi mulini per la macinazione del grano che contornano la città, ci sarebbero anche i palazzetti del basket e del volley in via Dorso e altri spazi da individuare in città. Di idee insomma potrebbero venirne fuori a decine. Basta mettersi a cercare. Ma cosa potrebbe raffigurare Iacurci per la sua città? «L'ispirazione per il 90% la fornisce il luogo. Molto spesso esalto alcuni concetti già a disposizione, l’oggetto architettonico del palazzo può essere determinante. Mi piace la natura morta, la figura umana e poi oggetti vari che interagiscano con il circondario». A Sakta, in Russia, Agostino ha realizzato figure geometriche astratte sui muri dei palazzi che sembrano prendersi gioco della figura schematica degli edifici; a Milano, zona piazzale Cadorna, l'artista foggiano è stato chiamato a contornare con due “siluri” di figure umane in orizzontale la mostra della galleria Armocida inaugurata nel 2015. Ci sono suoi murales in Brasile, Portorico, a Bali, in Africa (con un progetto umanitario “Wester Shaarawy”, primo murale nel 2008), a Mosca ed a Sacha in Siberia. Agostino è un artista giramondo, ovunque è stato ha lasciato il segno. E volete che uno così proprio a Foggia debba restare con le mani in mano?

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