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di Massimo Levantaci

Più forza agli ispettori del lavoro nella lotta al caporalato, i carabinieri del Nil «dovranno esclusivamente occuparsi di questo genere di controlli». Così il vicepresidente del Consiglio, Luigi Di Maio, nel suo tavolo operativo a Foggia con quattordici regioni ha spostato il fulcro della guerra dello Stato al malaffare nei campi, sull’azione degli ispettori del lavoro. La repressione delle forze dell’ordine, che dagli incidenti del 4 e 6 agosto (16 braccianti africani uccisi) si percepisce adesso sulle strade molto di più che in passato, adesso sarà affiancata dall’attività più incisiva degli ispettori nei campi.

Questo almeno lo schema prefigurato ieri dal ministro. Così se la repressione delle forze dell’ordine contro i “furgoni della morte” si stringe come una tenaglia su tutto il sistema agricolo illegale fino a soffocare la provincia più agricola del Mezzogiorno, adesso un’attività più incisiva dell’ispettorato permetterà di chiudere il secondo fronte di lotta al caporalato. Il terzo riguarderà poi l’accoglienza, le foresterie della Regione che saranno realizzate a San Severo e in altri comuni per il superamento dei ghetti disseminati in tutta la Capitanata.

Le direttive per gli Ispettorati provinciali partiranno a breve, Di Maio considera «fondamentale» il ruolo degli ispettori e dei carabinieri del Nil nell’ostacolo all’intermediazione illegale di manodopera. Ha però aggiunto, il vicepremier, che al suo governo «non interessa avere uno Stato con le carte a posto», a sostegno della tesi secondo cui gli uffici finora non abbiano fatto fino in fondo il proprio dovere. Di Maio in altre dichiarazioni ha poi rincarato la dose: «L’ispettorato nazionale del lavoro va potenziato - queste le parole del ministro - bisogna controllare molto di più lavoro nero e caporalato e pensare meno a fare i numeri sulle imprese oneste per segnare qualche numero in più sul ruolino di marcia».

La linea del governo, almeno su questo versante, è dunque la stessa delle organizzazioni professionali agricole che da tempo invocano controlli mirati e parlano di «imprese vessate», denunciando inoltre in alcuni casi un «accanimento nei controlli sempre sulle stesse aziende».

E’ questa la situazione anche a Foggia? «Non credo proprio», ribatte con la Gazzetta la dirigente dell’Ispettorato provinciale Antonella Di Modugno. «Le nostre responsabilità sono ben chiare - aggiunge - i controlli che facciamo avvengono sulla base di dati oggettivi, segnalazioni e analisi. Tutti gli elementi che compongono un’attività ispettiva. Ho ascoltato anch’io le parole del ministro - aggiunge Di Modugno - mi sembra chiara l’importanza che questo governo attribuisce all’ufficio ispettivo nella lotta al caporalato. Sono certa che perseguirà i suoi scopi».

L’impostazione data alla lotta al caporalato dal governo dovrà tuttavia necessariamente cambiare dal punto di vista dei controlli, i carabinieri del nucleo ispettivo dovranno affiancare costantemente gli ispettori. Un’ispezione in campagna si configurerà a tutti gli effetti in un’attività di polizia? «Preciso che gli ispettori svolgono controlli di tipo amministrativo e che non sempre i carabinieri del Nil accompagnano gli ispettori come adesso vorrà fare il governo, in quanto svolgono anche altre funzioni. Vedremo come il governo intenderà agire, dico soltanto che l’azione ispettiva non si conclude con il controllo e parlando di caporalato o di altri reati ci sono risvolti di tipo penale da prendere in considerazione».

Non è comunque una battaglia che possono combattere le forze dell’ordine da un lato e gli ispettori dall’altro: «Assolutamente no - risponde la dirigente dell’Ispettorato provinciale - la prevenzione riguarda tutti come ha ricordato il prefetto Mariani e il presidente della Regione, Emiliano. Il caporalato è un fenomeno storico e complesso che riguarda tutti, servono più forze in campo. L’Ispettorato provinciale del lavoro sta già svolgendo egregiamente il suo compito e continuerà a farlo».

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