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L’ex zuccherificio
taglia 17 occupati

C’era una volta la Sfir «Impianto improduttivo», si giustifica la Srb. I sindacati: «Una scusa per chiudere»

 L’ex zuccherificio taglia 17 occupati

di Massimo Levantaci

La Sfir, oggi Srb, sembra decisa a chiudere la sua quasi cinquantennale presenza in Capitanata, dopo aver annunciato il licenziamento in tronco due giorni fa dei diciassette lavoratori che non sospettavano un epilogo del genere. Le procedure sono infatti già state attivate, i rappresentanti aziendali dei 17 dipendenti dell’impianto di confezionamento e stoccaggio di prodotti finiti e semilavorati di borgo Incoronata, rimproverano l’azienda di non aver ricevuto alcun «preavviso». Anche i sindacati di categoria di Cgil, Cisl e Uil sembrano colti di sorpresa dal blitz predisposto - a quanto informano i lavoratori - giusto qualche giorno fa quando alle maestranze è stato ordinato di svuotare in tutta fretta i magazzini.

I lavoratori sono ora in assemblea permanente, mentre i sindacati hanno chiesto un «incontro urgente» con l’azienda, ai sensi della legge che regola il “raffreddamento” delle vertenze prevedendo un incontro di chiarimento tra le parti entro cinque giorni. Le segreterie di categoria di Cgil, Cisl e Uil sostengono di aver informato anche il prefetto Massimo Mariani allo scopo di ottenere la convocazione di un tavolo istituzionale nel quale si approfondisca la questione dal punto di vista della sostenibilità occupazionale. L’azienda attribuisce i motivi della chiusura al «mercato fortemente competitivo, caratterizzato da gravi difficoltà dovute alla mancanza di accesso alla materia prima».

«La società - viene rilevato in un altro passaggio della nota inviata tra gli altri a Confindustria, al presidente della Provincia e alla Regione Puglia - ha riportato perdite ante imposte e ante costi straordinari pari a 16,4 milioni nel 2017 e 16,7 milioni nel 2016. La società si vede costretta a intervenire con azioni di razionalizzazione dei costi e con la riorganizzazione dei processi». Insomma lo stabilimento di Foggia, dopo aver perso lo zuccherificio nel 2004 per volere di Bruxelles (l’ex Sfir dovette chiudere quattro stabilimenti in Italia a causa di quella riforma che favorì gli investimenti sullo zucchero nel Nord Europa), adesso non sarebbe più funzionale nemmeno per il confezionamento dello zucchero. I pacchi confezionati a Foggia hanno una distribuzione nazionale con il marchio «Notadolce».

Ma tutto questo starebbe per finire. L’impianto nell’ex area Sfir - dove ancora svettano i silos dello zucchero portato dalle navi nel porto di Manfredonia - è destinato a un «improcrastinabile ridimensionamento e razionalizzazione della propria struttura», così scrive l’azienda. Non si parla di chiusura nella nota diffusa alle autorità in indirizzo, ma le organizzazioni dei lavoratori temono che sia solo di una questione di tempo e che il gruppo si è riservato solo di comunicarlo in un secondo momento. Del resto i sindacati ritengono che ci sia dell’altro dietro questa decisione improvvisa.

«Appare chiaro che l’azienda - si legge in una nota della Flai Cgil - non avendo dato la possibilità alle organizzazioni sindacali di discutere preventivamente il merito delle difficoltà, abbia volontariamente precluso ogni discussione per la ricerca di eventuali possibili soluzioni e proposte come ad esempio la conversione di produzione, o a soluzioni alternative. La produzione dello zucchero in Capitanata, oltre ad essere un valore aggiunto e storico dell’attività industriale, occupa oggi 17 lavoratori oltre all’indotto».

I sindacati non credono alle difficoltà di mercato e sottolineano come «un impianto in grado di lavorare fino a 30 mila tonnellate abbia avuto finora una produzione effettiva di 20 mila tonnellate», evidenziando così le «potenzialità inespresse» dell’impianto foggiano e una precisa strategia di smantellamento del gruppo Srb. La dismissione dell’impianto di borgo Incoronata è peraltro una delle cause del licenziamento dei dipendenti: «La divisione di Foggia - scrive tra l’altro l’azienda - ha mostrato una perdurante inefficienza produttiva e logistica in quanto, oltre ad avere costi di gestione non ulteriormente sostenibili, fa registrare costi di trasferimento e logistici non recuperabili data l’attuale dinamica dei prezzi di vendita». Sì, sembra proprio un preavviso di chiusura dello stabilimento.

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