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Bombe di acqua in Capitanata e il grano finisce a mollo

Due giorni di rovesci e il Tavoliere battuto da pioggia e grandine e il grano è in sofferenza, si rischia che l’eccessiva umidità possa ridurre il tasso di glutine e di proteine

grano

FOGGIA - «L’acqua di maggio non fa male», dicono i vecchi agricoltori. Ma quando ne arriva troppa, come sta succedendo in questi giorni in Capitanata, bisogna lasciar perdere i vecchi adagi e cominciare a far di conto perché gli investimenti possono saltare. E così a poco meno di venti giorni dalla raccolta del grano (13 giugno) non sono pochi gli agricoltori in questi giorni si ritrovano nella propria azienda con intere distese di ettari «allettati», i gambi del frumento scaraventati a terra dalla forza della pioggia e della grandine.

I produttori temono che l’eccessiva umidità possa ora ridurre il tasso di glutine e di proteine determinando un’eccessiva pennellata di “bianconato” sui chicchi che per gli agricoltori è sinonimo di fallimento; «altri dieci giorni così», diceva ieri un cerealicoltore, e potremo raccogliere solo grano per gli animali.

Fortuna che il meteo da oggi darà un po’ di tregua, ma la conta dei danni è già salata. Ieri mattina è piovuto con insistenza sul Tavoliere, l’agro di Apricena martedì era stato colpito da una furibonda grandinata che aveva spazzato, oltre al grano, anche asparagi, ceci, peperoni e altri ortaggi. Le aree interne di San Giovanni Rotondo, San Marco in Lamis, Amendola sono quelle ad aver avuto la peggio secondo le segnalazioni della Coldiretti. Intere distese di coltivazioni sono nel fango, come i vigneti dell’alto Tavoliere.

La Coldiretti parla di «bollettino di guerra» nel Foggiano. Non tanto per l’estemporaneità della pioggia alluvionale, quanto per lo stillicidio dei fenomeni (le gelate hanno lasciato il posto alla grandine e alle piogge battenti) che da febbraio a maggio, con cadenza di 15-20 giorni, continuano a bersagliare i campi con perdite «ingenti» che le associazioni continuano a segnalare un po’ in tutta la provincia.

L’incidenza del maltempo si abbatte anche sul pomodoro, che in alcuni casi non è stato ancora trapiantato: ma i campi immersi nel fango impediscono agli agricoltori di mettere a dimora le piantine. E tutta quell’acqua caduta sui terreni non porta certamente vantaggi ai germogli. Unico vantaggio per gli agricoltori, quello di non dover irrigare i campi risparmiando un bel po’ di soldini in questa fase di risveglio della campagna foggiana con centinaia di colture in fase di maturazione (grano e ortaggi) e di raccolta (verdure).

«Il clima è impazzito - denuncia la Coldiretti - quest’anno abbiamo visto mandorli e peschi maturare a febbraio, le mimose erano fiorite a dicembre». Le associazioni agricole continuano a battere sul tasto delle «segnalazioni» all’Ispettorato agrario della Regione affinchè si proceda subito con gli accertamenti. Confagricoltura denuncia «conseguenze disastrose su cereali, ortaggi, alberi da frutto, vigneti, oliveti» e sollecita la Regione «affinché formuli al Ministero delle Politiche Agricole, la richiesta di riconoscimento dello stato di calamità naturale. E’ una procedura necessaria - ricorda l’associazione di via Manfredi - al fine di essere riconosciute alle aziende danneggiate i benefici previsti dalla normativa per i danni patiti».

Coldiretti chiede che vengano effettuati senza indugio «i rilievi in campo da parte dei tecnici dell’assessorato all’Agricoltura – afferma il presidente Giuseppe De Filippo - in modo da accertare il danno. Intanto, attendiamo che la giunta regionale dichiari lo stato di calamità per gli effetti sulle colture causati dal maltempo dei mesi scorsi. Disastrosi gli effetti sugli ortaggi, sulle piantine di pomodoro appena trapiantate, sull’asparago a fine raccolta, sul grano che proprio in questo momento ha le cariossidi in piena maturazione - denuncia De Filippo - gli agricoltori in pochi attimi si vedono azzerare le produzioni e al contempo subiscono l’aumento dei costi a causa delle necessarie risemine, ulteriori lavorazioni, acquisto di piantine e sementi e utilizzo aggiuntivo di macchinari e carburante».

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