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Patroni Griffi, Lorusso, Cipparoli Tra il diritto e il caffè per svegliare la Puglia

Sono giuristi, proprietari terrieri, banchieri: uomini e donne che da sempre hanno saputo conquistare parti da protagonista nella dinamica dei luoghi in cui hanno agito, a volte precorrendo i tempi delle scelte, altre volte accompagnando momenti di trasformazione. Quei destini sono idealmente incorniciati dall’atmosfera del Gran Caffè Savoia, nella Bari anni ‘30, accogliente ed elegante, con le sue grandi vetrate su via Dante
• Tutto s’iniziò con un teatro di Corato
Patroni Griffi, Lorusso, Cipparoli Tra il diritto e il caffè per svegliare la Puglia
Bari, Altamura, Gravina, Corato: ci troviamo su uno dei percorsi affrontati da Tommaso Fiore in una Puglia che certamente non c’è più, ma è ancora riconoscibile nei tratti attribuiti alla gente, «fiera, indipendente, robusta ». Nel mezzo, tanta vita, tante lotte, tante passioni: una tappa, questa, del nostro «viaggio», che incontra qui più persone, i cui destini sono stati e sono tuttora intrecciati tra loro; raccontano l’ambiente e la storia che hanno vissuto, privata e collettiva, mentre all’orizzonte si profilava un mondo diverso. Un po’ mito, un po’ leggenda, quasi sceneggiatura di un film (un esponente delle famiglie di cui parliamo era pur sempre il famoso drammaturgo e regista Peppino Patroni Griffi). 

Sono i Patroni Griffi, appunto, con i Lorusso e i Cipparoli, giuristi, proprietari terrieri, banchieri: uomini e donne che da sempre hanno saputo conquistare parti da protagonista nella dinamica dei luoghi in cui hanno agito, a volte precorrendo i tempi delle scelte, altre volte accompagnando con una forte visione sociale, unita a cultura e rigore dei comportamenti, momenti di trasformazione. Quei destini, immaginiamo, sono idealmente incorniciati dall’atmosfera del Gran Caffè Savoia, nella Bari anni ‘30, accogliente ed elegante, con le sue grandi vetrate su via Dante, le «luci soffuse, il palco con l’orchestrina»: quel caffè che, voluto da Beniamino Cipparoli, divenne luogo di ritrovo d’elezione di intellettuali giovani e meno giovani. 

Con la guerra il caffè si riempì di soldati, cambiò forse anche la musica, ma la gente continuava a rifugiarvisi, cercando un conforto alla paura e all’incertezza. La musica continuò anche nel dopoguerra, quasi un sottofondo all’Italia che cambiava. Leonardo Patroni Griffi, insieme alla moglie Vittoria, ci mostra un’affollata galleria di personaggi brillanti e di inesauribili innovatori, coadiuvato nel racconto dalla voce limpida e chiara di Mariolina Cipparoli, madre, nonna e soprattutto, «regista» della casa. 

Sua figlia Giovanna ha sposato Antonio Patroni Griffi, ramo barese di una delle grandi famiglie del Regno di Napoli: un matrimonio da cui sono nati Ugo e Leonardo, entrambi giuristi (Ugo è anche docente universitario), e Bianca, architetto. Dunque, il cerchio si chiude. Però, intanto «conosciamo» Beniamino, uomo di grande creatività, avvocato come già suo padre, costretto ancora giovane a rinunciare alla professione per via del «mal sottile», la tisi tipica dell’epoca. La personalità era tale da non arrendersi e, in breve tempo, Bari ebbe «Il trampolino», uno dei primi stabilimenti balneari, il Gran Caffè Savoia, fino al grande passo: una piccola torrefazione che rapidamente si trasformò da realtà artigianale in qualcosa di più grande. E fu a questo punto, siamo negli anni ‘50, che accade la svolta decisiva. 

Mariellina la racconta così: «L’azienda non andava bene, mio padre era un uomo non comune, geniale e vulcanico, ma non era nato per quel mestiere; delegò quindi tutta l’attività a mio marito, Leonardo Lorusso, con il compito di chiuderla in poco tempo». Leonardo, «il vero imprenditore», comprese subito che c’era del positivo in quella macchina messa in piedi dall’inar restabile suocero, a patto però di cambiare tutto, organizzazione, gestione, mercati. Invece di chiudere, rilanciò e oggi la Saicaf è una delle prime quattro industrie d’Italia, esporta il suo caffè nel mondo e continua a essere uno dei simboli dell’intraprendenza del Sud. Dei Lorusso, da cui discende il Leonardo «imprenditore», famiglia di vecchi agricoltori, Giovanni fu la figura più pionieristica e dirompente, incarnando «l’esempio di quel che può l’intelligenza e la volontà di raggiungere una meta, in un uomo, che conosce il valore spirituale ed economico della terra». 

Siamo ad Altamura, poco dopo metà dell’Ottocento e il «nostro» Giovanni, si presenta come un ragazzo prima, uomo e proprietario di numerose masserie dopo, attratto dalla modernità e dai suoi effetti nell’applicazione in agricoltura: sia sotto il profilo delle macchine da utilizzare «fu uno dei primi infatti ad importare mietitrici, aratri e trebbiatrici, fino ad allora sconosciuti sia ai gravinesi che agli altamurani», e a introdurre le più moderne indicazioni di tecnica agraria. Fu il motore, insieme a personalità della borghesia di Altamura, della Banca Sabino Lorusso, divenuta poi Banca popolare di Puglia e Basilicata, mentre il figlio Antonio, ricordato come «eccezionale agricoltore» più che come proprietario terriero, fu all’avanguardia nel trasformare la sua masseria dal nome simbolico, «Fontana di Vita», nel primo esperimento di condivisione della terra con i suoi contadini. Insomma, coraggio e visione, che hanno avuto poi in Leonardo, «l’uomo del caffè dei baresi», la sua cont inuità. 

Questa la storia fin qui: «oggi tanti nipoti continuano con la stessa passione», dice Leonardo Patroni Griffi, avvocato come suo padre Antonio e come tutti i Patroni Griffi, raccontando di come hanno gestito i passaggi generazionali insieme alla convivenza di tante diversità, «per non distruggere ma per continuare e crescere ». Il tono pacato e il pensiero nitido sembrano ben sintetizzare le numerose anime che abitano nella sua famiglia, il giurista e l’innovatore, l’uomo di punta, che apre nuove strade e quello che le alimenta. «In realtà - precisa Leonardo Patroni Griffi - forse è mio fratello Ugo colui che meglio coniuga questi tratti familiari». Hanno dietro di loro la storia di una grande famiglia del diritto e anche il bagaglio di una utopia, di una idea di convivenza civile: «la Puglia è stata molto feconda, ha dato uomini di grande caratura, che davvero hanno avuto una visione nazionale, come Di Vittorio, per citarne uno, o anche lo stesso Moro». 

C’è più di quanto non sembri qui, sembra dire Leonardo: «I baresi sono testardi e concreti e i pugliesi in generale cercano di sfuggire alle solite letture che si fanno del Sud. Il punto è che si fatica a comprendere il confine tra interessi generali e interessi particolari; in fondo se il Sud, tutto, avesse un più radicato senso civico e una maggiore coscienza di sé e dei propri diritti, se lo sguardo fosse più lungimirante, sarebbe la locomotiva del paese».

di ALESSANDRA BOCCHINO 

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Commenti all'articolo

  • elianobellanova10

    08 Luglio 2017 - 16:04

    Ho conosciuto molto bene don Leonardo Lorusso. Grand'Uomo. Una volta mi disse nel Bar Saicaf di Corso Cavour: "Mio suocero, l'avvocato Beniamino Cipparoli, era uomo di grandi risorse, ma ebbe il difetto di non essere longevo... spero ti piaccia quella targhetta a sua memoria" (è apposta nel bar Saicaf di Corso Cavour (Bari). Poi mi raccontava delle sue origini altamurane e tante altre cose.

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