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BRUXELLES - La Commissione europea apre alla possibilità di aumentare la propria quota di finanziamento per i programmi italiani che utilizzano fondi strutturali, così come richiesto recentemente dal governo per cercare di evitare la perdita di risorse Ue non spese entro i tempi concordati. L' esecutivo "ha risposto alla lettera delle autorità italiane in cui si chiedeva la disponibilità a un possibile aumento del tasso di cofinanziamento europeo per alcuni programmi della politica di coesione in base alle regole Ue", spiega il portavoce per la Politica regionale, Johannes Bahrke. Nel breve testo spedito a Roma, "la Commissione invita le autorità italiane a inviare le richieste con le modifiche ai programmi operativi il prima possibile, sì in che possano essere adottate dalla stessa Commissione entro fine anno". Se approvate da Bruxelles le modifiche ai programmi citati dal governo daranno un forte contributo - senza modificare l'ammontare dell' investimento Ue - a scongiurare eventuali perdite di risorse europee (si valuta un importo che oscilla tra due e tre miliardi di euro) non spese entro il 31 dicembre 2018. 

 

La lettera inviata dall'Italia una decina di giorni fa non specifica per quali programmi il governo intenda chiedere il rialzo del tasso di cofinanziamento Ue fino a un massimo dell'80% (attualmente oscilla tra il 50 e il 75% a seconda dei programmi). In ogni caso le eventuali modifiche non comporterebbero un aumento dei 44,7 miliardi di fondi europei destinati all'Italia nel periodo 2014-2020, bensì consentirebbero di ridurre il finanziamento a carico del bilancio nazionale. 

 

Il vantaggio per l'Italia, spiegano i tecnici, sarebbe quello di poter chiedere più rimborsi a Bruxelles e di conseguenza raggiungere più velocemente i target annuali di spesa di fondi Ue concordati (il nuovo tasso di cofinanziamento sarebbe operativo dal luglio 2018). Entro il 31 dicembre prossimo i 51 programmi italiani dovrebbero riuscire a spendere e certificare tra i 2,5 e i 3 miliardi. Come ha ricordato anche la Commissione nella sua lettera, una legge italiana del 2015 stabilisce che le risorse nazionali 'liberate' dovranno comunque essere investite nelle stesse regioni a cui sono state tolte, seguendo i medesimi obiettivi dei fondi strutturali. Lo strumento per farlo saranno nuovi programmi operativi complementari (Poc) svincolati dal controllo e dalle scadenze di Bruxelles. Prima che tale legge venisse approvata nel 2014, si ricorda a Bruxelles, il governo Renzi finanziò sgravi contributivi alle aziende utilizzando 3,5 miliardi destinati al Mezzogiorno, frutto della riprogrammazione portata avanti nel 2012 dall'ex ministro Fabrizio Barca.

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