Mercoledì 23 Gennaio 2019 | 14:43

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LONDRA - Da un lato la comunità degli italiani di Gran Bretagna, che teme le incognite di un'ipotetica Brexit 'no deal', un divorzio di Londra da Bruxelles senz'accordo e senza più certezze. Dall'altro il governo Tory di Theresa May, che rassicura sulla garanzia dei diritti pressoché identici a quelli attuali a tutti i cittadini dell'Ue residenti almeno fino alla fine del periodo di transizione (il 31 dicembre 2020) e, comunque, giura di non voler chiudere le porte agli "italian friends" neppure dopo. E' un confronto aperto e improntato se non altro alla buona volontà quello ospitato nelle scorse ore nella sede dell'ambasciata d'Italia a Londra fra una folta rappresentanza dello sterminato popolo di connazionali d'oltremanica (6-700.000 persone in totale) e Suella Braverman, sottosegretaria alla Brexit nel gabinetto May, accompagnata da funzionari del suo dicastero e di quello degli Interni. 

 

Il messaggio di Braverman, introdotta da un saluto dell'ambasciatrice britannica a Roma, Jill Morris che è un inno all'amicizia fra l'isola e la penisola, vuol essere tranquillizzante. "Usciremo dall'Ue, non dall'Europa", ripete evocando uno slogan ricorrente a Downing Street. E insistendo sul valore dell'intesa già raggiunta a dicembre con l'Unione sul futuro dei diritti dei cittadini europei. La garanzia resta quella d'un "settled status", uno statuto privilegiato per tutti coloro che sono già nel Regno o vi arriveranno entro il 2020, che potrà essere ottenuto attraverso una procedura burocratica digitale "estremamente leggera" - dice - e che darà a ciascuno il diritto a rimanere sine die a Londra e dintorni, con un trattamento equiparato a quello dei sudditi britannici dalla sanità all'istruzione, dal welfare al riconoscimento dei titoli. 

 

Guarentigie legate peraltro al raggiungimento di un accordo complessivo con l'Ue al termine ultimo dei negoziati previsto per novembre: un obiettivo su cui Braverman si dice "fiduciosa" perché "reciprocamente vantaggioso", ma senza negare che il suo governo si deve "responsabilmente preparare" anche allo scenario "improbabile" di un no deal. Uno scenario che rimetterebbe in effetti quasi tutto in discussione, sebbene la sottosegretaria puntualizzi che neppure in quel caso Londra avrebbe intenzione (né interesse) di mandar via i cittadini europei già residenti - men che meno gli italiani - o di farne 'merce di scambio'. 

 

Nella platea tuttavia qualche preoccupazione non manca. Come non mancano i quesiti e soprattutto le richieste di chiarimenti su punti specifici, dettagli tecnici, casi individuali. Domande a cui i funzionari di Londra rispondono in modo puntuale e benevolo, ma in parte condizionato. Tanto che l'ambasciatore italiano, Raffaele Trombetta, accompagna i saluti finali con l'offerta della sede diplomatica come terreno per altri confronti da tenere in futuro, parallelamente al completamento della trattativa di Bruxelles. Non senza sottolineare come gli impegni britannici sulla volontà di facilitare la concessione dello status privilegiato, senza sfruttarne le procedure come strumento di censimento e di controllo, siano "importanti". E concludere con sorriso: di qui a qualche mese, quando le promesse dovranno diventare realtà, "ce ne ricorderemo".

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