Giovedì 15 Novembre 2018 | 23:42

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BRUXELLES - Due mesi dopo il primo rinvio il futuro della riforma Ue del copyright resta più incerto che mai, appeso al risiko dei 'giochi' dell'Europarlamento. La giornata di oggi potrebbe infatti decretare tanto il suo primo arrivo in porto quanto il suo insabbiamento definitivo, tra emendamenti contrastanti, divisioni tra i gruppi politici e doppio voto su testo e mandato negoziale. "Ora o mai più", è il monito lanciato dalla Commissione Ue in vista del voto a Strasburgo. Perché lo status quo, avverte, "andrebbe a beneficio" di una sola categoria: i 'soliti noti' come Facebook e Google, che continuerebbero a lucrare su autori, creatori, stampa senza riconoscere loro il giusto compenso.

 

I nodi restano gli articoli 11 e 13, ovvero quello che gli slogan antiriforma hanno ribattezzato rispettivamente "tassa sui link" e "bavaglio al web". Dopo le fortissime pressioni ricevute in occasione del precedente voto di luglio, finito con un rinvio, l'estate è stata sfruttata dagli europarlamentari per approfondire il complicato dossier, e presentare emendamenti per modificare il testo. Questi, però, sono arrivati ad essere ben 252, e dovranno ora passare al voto.

 

Da una parte ci sono quelli 'migliorativi' dello stesso relatore, il popolare tedesco Axel Voss, che rendono più chiara l'esclusione dei link dall'applicazione del diritto d'autore (ma includono gli snippet) ed eliminano il sistema di filtri dei contenuti ex ante sostituendoli con una "cooperazione" tra piattaforme e detentori di diritti. Dall'altra, ci sono le modifiche concorrenti di liberali, socialisti, gruppi misti ed europarlamentari francesi, sino a quelle che cancellano proprio i due articoli, come per esempio gli emendamenti di M5S ed Efdd. L'obiettivo di Ppe e S&d è far passare gli emendamenti Voss, ricompattando così i due gruppi divisi anche al loro interno, e allo stesso tempo convincere i liberali a convergere. Dall'altra barricata, infatti, restano Verdi, sinistra, euroscettici e conservatori che erano e restano contrari alla riforma. La conta, quindi, come già avvenne a luglio, sarà fino all'ultimo voto.

 

Negli scorsi giorni si sono moltiplicati, infatti, incontri e dibattiti con i rappresentanti di editori, giornalisti e autori, dall'Enpa alla Fieg sino a Ifj-Efj. L'Aie ha auspicato un "compromesso il più alto possibile" ricordando che in gioco vi sono "la libertà e l'identità europea", ricevendo il sostegno, tra gli europarlamentari italiani, da Silvia Costa e Isabella De Monte (Pd) a Massimiliano Salini e Stefano Maullu (Fi). La partita resta però più che aperta. I 'big' del web non cedono: le nuove regole, ha detto ancora YouTube, mettono "a rischio" la creatività. Al contrario proprio oggi arriva l'appello di Mogol, neopresidente della Siae, a lottare a difesa del diritto di autore.

 

L'esito peggiore, per Bruxelles, sarebbe un voto negativo che bloccasse il mandato a negoziare del Parlamento con Commissione e Consiglio il testo finale, dove realmente si giocherà il contenuto degli articoli 11 e 13. Perché significherebbe, infatti, il ritorno alla casella di partenza delle commissioni parlamentari. E, quindi, la morte della riforma, dato che non ci sarebbero più i tempi tecnici per adottarla entro la fine del mandato di questo Europarlamento.

 

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