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BRUXELLES - La coltivazione della canapa è in piena espansione in Italia ma per sostenere il settore è necessario rivedere la normativa europea adeguandola alle indicazioni dell'Onu e dell'Organizzazione mondiale della sanità. E' questo il messaggio che l'imprenditore pugliese Massimo Borrelli ha portato al Parlamento europeo partecipando ad una conferenza sulle tecnologie per ridurre le emissioni di anidride carbonica.

In un anno la coltivazione di canapa è passata da 1.500 ettari a 5.000 ettari a livello nazionale, "con buone prospettive di crescita per l'anno prossimo - ha sottolineato Borrelli all'ANSA -, ma di questi terreni solo il 50% andrà a frutto, per poter rispettare i limiti di cannabinoidi stabiliti dall'Europa" dell'0,2% di THC, un componente con effetti psicoattivi.

 

 

"Abbassare all'1% il livello del cannabinoide THC consentito nelle piante di canapa industriale - ha proseguito Borrelli - permetterebbe agli agricoltori europei di essere più competitivi sulla scena internazionale e non soffrire la concorrenza sleale" di agricoltori statunitensi o svizzeri ad esempio, che devono rispettare un limite più basso di quello europeo.

 

 

 

La società agricola di Borrelli, A.R.T.E., coltiva una cinquantina di ettari a canapa tra Manfredonia e Cerignola, nel Tavoliere delle Puglie. L'azienda ha valorizzato tutta la filiera produttiva regionale, un'altra azienda locale recupera le paglie della canapa e separa la parte tessile dalle parte utile per il settore edilizio. A.R.T.E si occupa della lavorazione per il settore alimentare e cosmetico dei semi di canapa e dell'infiorescenza, mentre gli scarti finiscono per produrre biogas sul posto. Borrelli presenterà le potenzialità del settore canapa in Italia al festival degli ecoimprenditori "Eco-futuro" a Padova dal 18 al 22 luglio. 

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